La città del benessere

8 dicembre 2012

08.12.2012 - 12:35

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A visitarla in questi giorni, Gualdo Tadino non sembra molto invitante. Il freddo che scende dagli Appennini non si può sconfiggere, arriva dritto alle ossa e mozza il fiato. E' da qui che la prima neve della regione comincia a tormentare senza riguardo i tetti, le vie, i giardini ormai denudati e spogli. L'inverno umbro arriva da questa città non bella e non brutta, ma tosta come i suoi abitanti e con il vento che in inverno non rispetta nessuno e fischia portandosi via le scorie secche dell'estate.
Eppure, questo piccolo centro che un po' invidia la bellezza di Gubbio, la magnificenza di Assisi e persino le curve spettacolari del profilo urbano di Nocera, le tre città che le stanno accanto lungo le pendici delle montagne, ha una sua forza dentro che si deve scoprire se la si vuole capire e non solo guardare dal basso, lungo la via Flaminia. Gualdo Tadino ha coltivato per molto tempo, e oggi niente affatto abbandonato, l'ambizione di rappresentare agli occhi di molta gente la casa della salute che non è semplicemente il buon vivere, l'aria pulita e il cibo sano e magari il gusto pieno della vita, mala capitale di un progetto che propone il benessere come una conquista, uno stile da costruire, il frutto di una fatica e di un impegno che si sviluppa e si affina nel tempo. I manifesti con l'immagine di Saverio Pallucca che corre nel 1987, ad un anno dal trapianto cardiaco, la maratona di New York dopo aver faticato nella palestra e negli ambulatori del centro di riabilitazione dell' ospedale gualdese e poi fuori, tra i boschi della Valsorda, si sono consumati assai sui muri della palazzina rosa costruita accanto al vecchio Calai.
I tanti trofei del "Corri con il cuore" invecchiano sulle bacheche, e questo Centro ora ha il respiro affannoso come i suoi pazienti che faticano ogni giorno in sella alle cyclette. La ragione del successo di questa struttura nata nel 1986, giusto un anno prima dell'impresa di Pallucca, diventata in poco tempo il riferimento obbligatorio di tutti coloro che escono dai reparti di cardiologia e di cardiochirurgia, ha molte spiegazioni ma un solo fondamentale motivo. Il lavoro per rimettere in piedi e far tornare alla vita di tutti i giorni le persone non è fatto soltanto di cyclette e palestra. Certo, la riabilitazione comincia da qui, dalla riscoperta del movimento e dal tentativo di rimettere alla prova le proprie capacità fisiche e poi continuare nel tempo, ma buttarsi alle spalle il ricordo drammatico di un dolore al petto che, quando arriva, non svanisce con un cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere d'acqua, è cosa molto più complessa.
Per questo da Gualdo Tadino è partita questa idea di città del benessere che vuol dire affrontare il problema lì da dove dovrebbe sempre cominciare, e cioè dalla prevenzione. Quindi, esercizio fisico,alimentazione corretta, attenzione agli aspetti immateriali come la salute psichica, il cercare dentro di sé un nuovo equilibrio. Con il tempo nel centro di riabilitazione si è formata una comunità assai vasta che torna ogni anno e ritrova nel tempo le persone già conosciute, si specchia nelle esperienze degli altri, affronta la malattia e i propri limiti fisici provando, nelle giornate estive, a salire tra i boschi dell'Appennino, sin alla Valsorda, quando il passo diventa più sicuro e l'aria più leggera. Tutto questo, che è prima di tutto un grande progetto culturale, rischia di inaridirsi dietro le solite difficoltà finanziarie e, qualche volta, scelte organizzative improvvisate.
Il Centro di Gualdo ha perso da qualche tempo il suo punto di riferimento che è l'ospedale. Senza l'ospedale la riabilitazione diventa un'altra cosa anche se il Calai riaprirà per curare quella malattia immaginaria, che è la terza età, ma anche assistere disabili gravi, alcolisti. Sarà soprattutto una residenza protetta per anziani e tutto questo potrà offrire motivazioni nuove al centro di riabilitazione. La sfida da vincere è quella di non abbandonare il progetto di una "Città per il benessere" legato al territorio dell'Alto Chiascio e che guarda ben oltre i confini regionali. Forse a Gualdo non pensano semplicemente di dover gestire un centro di riabilitazione, uno dei tanti, ma di poter continuare a percorrere una strada nuova e più ambiziosa. Ieri, l'associazione dei pazienti, l'Anaca, ha donato alla direttrice Sara Mandorla un apparecchio più moderno per le ecografie, lo strumento base di ogni struttura di questo tipo. Un piccolo passo avanti per il Centro e un grande passo avanti, si spera, per tutti i pazienti ai quali, un giorno, non bastò un cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere d'acqua per far passare uno strano dolore al petto.

Renzo Massarelli

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