Da Terni a Solomeo

17 novembre 2012

17.11.2012 - 13:25

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Quando la testa di un corteo sindacale si muove per le vie di Terni c’è chi, dal marciapiede, si toglie il cappello e guarda mestamente gli operai che sfilano con gli stessi occhi di chi si trova improvvisamente davanti a un funerale o,magari, a una processione. A un funerale perché teme che le acciaierie stiano già chiudendo, a una processione perché spera che si tratti piuttosto di una cerimonia che possa servire a rimuovere questo pericolo. In ogni caso che al peggio non c'è mai fine. Anche le vetrine dei negozi che negli anni in cui la classe operaia andava in paradiso restavano tranquillamente illuminate ora si spengono e non per paura ma per vivissima solidarietà. La città vede il bivio di fronte a sé e capisce che si sta giocando il suo futuro. La vicenda ternana è quella che parla non di una crisi qualsiasi in una fabbrica qualsiasi ma dei problemi del nostro tempo, del declino italiano e della difficoltà di capire dove va il mondo e perché ci va in questo modo piuttosto che in un altro. Perché, per dire, una fabbrica che possiede tecnologie, saperi e mercato debba essere in difficoltà e perché non possa continuare a fare, naturalmente a Terni, ciò che sta già facendo con buoni risultati da molti anni. Queste vicenda ternana si è incrociata alla vigilia dello sciopero di mercoledì scorso con il tentativo della Cgil, in verità non il primo, di discutere dei problemi della crescita e dell'austerità con i lavoratori dell'azienda di Brunello Cucinelli a Solomeo, un paesino che si trova davanti a Corciano e a pochi chilometri da Perugia. Distribuire volantini del sindacato a Solomeo è già una notizia perché nel gruppo di uno degli imprenditori più affermati dell'Umbria non si parla,come si dice va una volta,di politica. Qualche giornale nazionale ha anche aggiunto che Cucinelli non avrebbe rifiutato questi volantini. Anche questa è sembrata una notizia. Insomma, mentre a Terni in un grande corteo di operai ribollivano come lava incandescente i tanti interrogativi del nostro tempo, Solomeo appariva, come sempre, il luogo di un altro mondo. Non si sa se uno, uno soltanto, dei 570 operai di Solomeo fosse mercoledì scorso a Terni, di sicuro nessuno è iscritto al sindacato e mai ha partecipato ad una assemblea in fabbrica. La prima e l'ultima,convocata dai tre sindacati confederali nel luglio dello scorso anno, del resto, andò deserta. Cos'è il bel castello di Solomeo, "La città del sole" di Tommaso Campanella, il regno dell'utopia dove ci sorride una società giusta e senza conflitti, o il luogo ignoto del Grande Fratello di George Orwell in "1984" da dove il segretario del partito unico tutto controlla e tutto dirige? Beh, è chiaro. Brunello Cucinelli vive nella città del sole dove si può incontrare Platone, l'ispiratore di Campanella e uno dei filosofi che ama citare più di frequente. L'imprenditore di Passignano parla spesso del padre operaio e delle cose che gli raccontava. Una, soprattutto. La fatica di fare l'operaio. Brunello, forse, vuol riscattare quella fatica, onorarla e cancellarla almeno dalle sue aziende. A questo, probabilmente, serve il modellino della città ideale che ha costruito in cima ad una collina, al centro dell'Umbria, dove tutto è in equilibrio, come nel Rinascimento. Può essere che il suo umanesimo fuori tempo, la sua utopia un po' di maniera serva a rendere ancor più attraenti i modelli di cashmere e i prezzi delle sue produzioni. Può essere. In ogni caso dovrebbe riflettere almeno su un fatto. Suo padre e tutti gli operai che sono venuti prima e dopo hanno dovuto lottare, mettersi insieme, alzare gli occhi sul mondo. I risultati che hanno ottenuto e tutto ciò che rende oggi la fatica del lavoro più sopportabile non sono venuti per gentile concessione di un principe, per quanto illuminato e sapiente. E' il confronto libero e, quando serve, il conflitto o, se si preferisce, la consapevolezza del proprio ruolo e della propria fatica che rende le persone proprietarie dei propri diritti e rende loro giustizia e dignità. Questo almeno nella nostra democrazia imperfetta. Se no, succede che si parte per la Città del sole e poi alla fine, senza neanche accorgersene, si arriva alla casa del Grande Fratello. Che non è quella che tutti vedono in tv.

Renzo Massarelli

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