Chi ha ucciso Ikea

10 novembre 2012

10.11.2012 - 12:44

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I terreni di San Martino in campo  sono li che aspettano, ma ancora  non si vede l’ombra di un caterpillar,  qualche paletto che segni i confini,  uno straccio di scavatrice. Niente. L’astronave gialla e azzurra che doveva salpare  già nel 2013, cioè domani, e poi nel 2014, e poi  chissà quando, al centro dei verdi prati della valle del  Tevere è rimasta nei fantastici progetti della multinazionale  dove si parla di effetti materici e scelte botaniche  rispettose della morfologia del territorio.
In Comune  ci sperano ancora e aspettano che l’astronave prima  o poi si materializzi. Magari dopo il superamento  della crisi economica mondiale e delle mille lentezze  burocratiche di questo nostro disgraziato paese. Chi si  ricorda più di un imprenditore che si chiama Umbrico  e dell’ex presidente delle opere pie che si chiama Brucolini  e della curiosa somiglianza dei loro cognomi che si  richiamano entrambi alla terra e alla voracità di tutti  quegli animaletti senza vista che, sotto la superficie, la  divorano e, nello stesso tempo, la rendono più fertile.  E questa è la metafora di quella curiosa operazione  che fu la Grande Permuta tra un terreno agricolo da  rendere edificabile e un altro terreno da trasformare in  vigneto.
Lo scambio virtuoso che avrebbe trasformato  in oro ogni metro quadrato posseduto da provetti  alchimisti e chiuso in attivo un sacco di bilanci pubblici  e privati rischia di restare un sogno. Chissà cosa  rimarrà in mano a tutti i frettolosi investitori che sui  rigogliosi prati e sotto gli  alberi di San Martino in  Campo hanno piantato  come Pinocchio le loro sonanti  cinque monete  d’oro.  Adesso che l’investimento  Ikea tramonta dietro  colline lontane e oltre un  tempo indefinito e indefinibile,  la delusione è forte  e somatizzare un’altra  partita persa dopo la storia  del mercato coperto  non è facile.
Di chi è la colpa?  Chi ha affossato il progetto più importante, chi ha  fatto cadere in terra il piatto più ricco del decennio?  Insomma, chi ha ucciso Ikea?  La burocrazia, dicono, e i soliti comitati del no al progresso  che avanza.
Ora, la burocrazia che imperversa  nella nostra regione dev’essere una burocrazia tutta  speciale perché Ikea, nel frattempo, e con la crisi dei  consumi che non esiste solo da noi, conferma una  serie di impegni in altre città italiane. Come mai? A  Pisa, per dire, c’erano gli stessi problemi di Perugia.  Possibilità di una grande speculazione immobiliare da  realizzare in terreni di forte valore ambientale in una  località chiamata Vecchiano sommando, tra l’altro,  l’insediamento della multinazionale del mobile a un  centro commerciale e un villaggio turistico e di conseguenza,  nascita di una forte opposizione civile, i soliti  comitati del no.
Ikea stava per smontare le tende dopo  la risposta negativa degli stessi enti locali i quali, però,  hanno saputo proporre soluzioni alternative.
Riduzione  del progetto e trasloco in un’altra località non più  così vicina alla superstrada per Firenze. Il progetto  ora si farà. “A Pisa si è seguito un iter da tempi record,  non solo per l’Italia”, han detto gli svedesi.  A Perugia invece si paga la singolarità di una offerta  che non prevede alternative. O a San Martino in Campo  o a San Martino in campo. Chissà perché. Poi a  Perugia abbiamo la cattiva sorte di incappare molto  spesso in intralci burocratici. Fu così per Centova, per  il mercato coperto, per lo stesso minimetrò, per non  dire della frana disastrosa di San Francesco al Prato. 
Se i guai capitano in casa nostra e tradi noi poco male.  Non sempre, ma comunque alla fine una strada si  trova, ma con gli svedesi? Le multinazionali hanno un  sacco di difetti ma hanno una innegabile virtù. Le  storie troppo lunghe e poco comprensibili non sono  congeniali al loro modo di fare. Chissà perché lo stato  degli italiani è sempre così complicato e chissà perché  non è sempre complicato allo stesso modo in tutte le  città. E chissà perché gli svedesi sono scappati dal posto  migliore che gli è stato offerto, al centro dell’Italia,  vicino alle amate superstrade, in un bel prato tutto  verde e vicino a un fiume biondo, proprio come loro. 

Renzo Massarelli

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