L’erba del vicino

1 settembre 2012

03.09.2012 - 09:03

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Se l'Umbria è qualcosa di più di una semplice espressione geografica lo si deve, come sostengono gli storici, alla politica e a quella lunga e paziente opera di costruzione di una identità che vari gruppi dirigenti, nel corso degli ultimi due secoli, hanno saputo intraprendere in una terra troppo piccola e pur sempre varia e diversa per darsene una da sola, così, per grazia ricevuta. Ora, con questa storia delle province da cancellare, questa identità sembra in forte crisi così come gli equilibri che bene o male hanno tenuto insieme un territorio dai cento dialetti e dai mille campanili. Per questo adesso torna in campo la politica per cercare di salvare non soltanto una provincia, quella di Terni, mala stessa identità regionale.
Non ci resta che aspettare che quella specie di unità di crisi formata dai rappresentanti delle istituzioni, dalla Regione, alle province, ai comuni di Perugia e Terni presenti una nuova carta delle identità locali e, quindi, della regione che vada bene al governo dei professori. Questo lavoro, che sembra ormai vicino alla conclusione, occorre riconoscerlo, è andato avanti nella quasi totale assenza di partecipazione e di uno scarno dibattito pubblico. Persino a Terni la cosiddetta società civile ha fatto un po' come le stelle di questo straordinario cielo di agosto. E' restata, insomma, a guardare. Certo, questa storia delle province ha riaperto le tante pagine irrisolte della nostra cultura nazionale con i suoi localismi e l'avversione per tutto il resto del mondo. Non solo in Umbria, si capisce. Così, pisani e livornesi tornano a sfottersi di santa ragione, qualche aretino non vorrebbe far mai combutta con Siena, meglio, figuriamoci, con Perugia con la quale persino nelle partite di calcio non si va alla leggera. Poi viene Rieti che teme la concorrenza di Viterbo e se proprio una alleanza si deve fare meglio farla con Terni. A Terni, peraltro, si sono inventato una specie di referendum per dire di no all' odiata Perugia e finire nel pentolone metropolitano di Roma con il quale non ci sono neanche confini comuni. L'erba del vicino sarà pur sempre più verde ma questo non è un buon motivo per non calpestarla lo stesso. Il problema non è l'erba, ma il vicino, che non ci piace mai. Meglio sempre qualcun altro. A Todi un gruppo politico del consiglio comunale pone la questione usando toni molto forti ma con scarse motivazioni concrete. Andare nella provincia di Terni? Giammai. O Perugia o morte.
Oddio, ognuno può pensarla come vuole, e poi Todi e Perugia sono due bellissime città antiche che da più di due millenni si guardano da lontano dall'alto del loro colli impervi. Perché girare lo sguardo altrove? Anche dal comune di Massa Martana che pure con la provincia di Terni condivide la magnifica catena dei monti posti al centro dell'Umbria meridionale non sono partiti grandi segnali di solidarietà. Non molto meglio è andata con Foligno e Spoleto. A Terni un po' ci son rimasti male perché nel corso di tutto il Novecento hanno accolto migliaia di ex contadini della media valle del Tevere che percorrendo la vecchia Tiberina o salendo sul trenino della Centrale umbra incontravano alla fine una città che offriva lavoro, accoglienza, sicurezza sociale. Questi "forestieri" che arrivavano di notte rasentando i muri, come ricorda in una poesia irresistibile Furio Miselli, il padre del Cantamaggio e dell'anima popolare ternana prima della grande industrializzazione, "pe' non fasse vedè le fangose rotte", sono stati i fondatori di interi quartieri popolari ternani. Chi abitava a Borgo Rivo veniva proprio da lì, da Todi, Massa Martana, dalle campagne e dalle colline di quell'Umbria immobile e poverissima. La città, allora, che vedeva raddoppiare la sua popolazione alla velocità della luce, dati i tempi, pagò un altissimo tributo sociale per la carenza di alloggi, servizi, assistenza. E' così che si sfoga Miselli. Ma come, avete trovato un posto sicuro e non vi va ancora bene? Dite che Terni è un paese triste, maleducato e che l'aria puzza?"Ma che ve spacchi un corbu d'accidenti, se po' sapè se chi ve cià chiamatu? Non ve butta de stacce, e jete via!". Storie del Novecento e di un'Italia che è ancora lì, dietro l'angolo.

Renzo Massarelli

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