Ast, perché l'acciaio non è lo yogurt

TERNI

Ast, perché l'acciaio non è lo yogurt

24.11.2014 - 21:34

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Il pacco era già pronto da mesi e mesi. E adesso si cercheranno solo i nastrini per infiocchettarlo. Era già pronto da quando, nella primavera scorsa - a Terni eravamo sotto elezioni e questo non è un dettaglio - i massimi esponenti delle istituzioni locali, dal sindaco Di Girolamo alla presidente della Regione Catiuscia Marini passando per quello della Provincia Feliciano Polli, accettarono di partecipare a Roma ad un incontro a porte chiuse tra governo e ThyssenKrupp: incontro dal quale vennero scientemente esclusi i sindacati (fatto inaudito), giusto per rimandare il giorno della verità e non disturbare il manovratore alle prese con il verdetto delle urne. Ammesso e non concesso che la prossima settimana veda la firma di un qualche accordo - esito niente affatto scontato, considerato che in pochi nella Conca hanno voglia di essere presi per fessi o per fame - il pacco prevedeva e prevede la trasformazione delle acciaierie ternane in uno yogurt con data di scadenza in bella vista. Del resto, fu esattamente per questo che quell'Unione Europea della quale si fa sempre più fatica a sentirsi parte ordinò che Outokumpu le vendesse e fu nient'altro che per questo che i tedeschi le comprarono: per chiuderle. Il pacco prevedeva e prevede che le teste da tagliare fossero nell'ordine delle due-trecento (in ogni trattativa, si sa, si spara 550 per fare un po' di ammuina e ottenere alla fine esattamente quello che ci si era prefissi sin dall'origine): e così sarà, in un modo o nell'altro. Un po' di bonus e un po' di benefici dell'amianto e il gioco è fatto. Il pacco prevedeva e prevede la chiusura di un forno (che sia tra due anni oppure quattro poco cambia e, anzi, l'esplicita indicazione di un termine non fa che sancire la data di morte certa). Un drastico contingentamento dei volumi (e il balletto sul punto è solo un monumento all'ipocrisia). Continuare a rubare clienti all'Ast a favore degli stabilimenti tedeschi del gruppo: e la resistenza di TK a lasciare il commerciale a Terni e l'indisponibilità ad impegnarsi su questo punto sono la prova semplice e lampante del disegno perseguito dai tedeschi. Il problema vero è che questo yogurt a scadenza è stato sì lavorato tra la Germania e Bruxelles, poi però l'assemblaggio è tutto made in Italy. Ma dell'Italia peggiore: perché l'Italia andata in scena è quella di un Paese e di un governo che nemmeno con Renzi (quello che toglie i peccati del mondo) hanno saputo far altro che lo zerbino della proprietà, senza un sussulto di orgoglio nazionale, senza uno straccio di strategia e di visione, senza una briciola di quelle politiche industriali che, se sono mancate a tanti governi nazionali precedenti, non sembra proprio che il Nostro abbia le capacità di rifondare. Che si sia trattato di inettitudine o di un complice calcolo (hai visto mai che, in questo caso, il manovratore da non disturbare sia proprio la Merkel...), adesso poco cambia. Adesso - come quando abbiamo perso il magnetico, oppure come quando TK ha ricomprato l'Ast senza vincoli o condizioni (o comunque senza nessuno che gliene imponga in concreto il rispetto) - si tenterà di infiocchettare il pacco giocando con i numeri e con le parole. Si tenterà di giocare con l’intelligenza e sulla pelle delle persone. Anche perché - e non è un dettaglio neanche questo - ora incombe un'altra scadenza elettorale ovvero quella delle regionali di primavera. E, c'è da giurarlo, uno yogurt (o un forno, ovvero una fabbrica) che scade tra quattro anni anziché due verrà spacciato come il miglior prodotto possibile a lunga conservazione. Quello che il manovratore di turno forse non calcola abbastanza, questa volta, è che poche altre cose fanno salire a Terni la soglia di attenzione (e discernimento) come i destini delle acciaierie. Le probabilità di successo del teatrino della politica di regime, in quella che sarebbe l'ennesima mistificazione, sono al lumicino. E questo è un bene. Di cose da fare per riprenderci come sistema-Paese la nostra siderurgia, il nostro inossidabile e le nostre acciaierie, di qui a due-quattro anni, volendo, ce ne sono tantissime. Per questo, la prossima settimana, non bisognerà sbagliare una mossa.

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