In piazza per l'Ast, Camusso: "Basta far pagare solo i lavoratori"

Terni

In piazza per l'Ast, Camusso: "Basta far pagare solo i lavoratori"

16.10.2014 - 19:26

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“Il tema vero è cosa sarà dell’azienda. Quale è il destino industriale di Terni e dell’Umbria e più in generale della siderurgia. Perché se si basa un piano soltanto sulla riduzione dei salari e della produzione e sul taglio dei posti di lavoro, allora non siamo davanti ad un progetto di sviluppo ma soltanto ad un ridimensionamento”.
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, venerdì mattina sarà (insieme agli altri leader nazionali del sindacato) alla testa del corteo che attraverserà Terni per dare poi vita in piazza della Repubblica alla manifestazione contro il piano “lacrime e sangue” della ThyssenKrupp che prevede 537 licenziamenti e drammatiche ripercussioni sulle aziende esterne, fino ad ipotizzare la perdita complessiva di oltre mille posti di lavoro.
Proprio alla vigilia dello sciopero di otto ore e della manifestazione a cui tutta la città parteciperà compatta, la Camusso non risparmia dure critiche sia alla multinazionale che al governo Renzi, chiamando in particolare quest’ultimo a rispondere delle proprie responsabilità per una gestione della vertenza senza quel protagonismo (usato in altre occasioni) che sarebbe stato necessario per la ricerca di soluzioni alternative e le garanzie di sopravvivenza per uno stabilimento strategico non solo per Terni e l’Umbria.
“La vertenza Ast - dice il segretario Cgil - è molto difficile e si inserisce in un territorio che ha già subito processi di deindustrializzazione per il polo chimico e che in queste stesse ore vede i lavoratori della Merloni in lotta per cercare di tenere aperta almeno una prospettiva di lavoro per il futuro. Per l’acciaieria le preoccupazioni sono più che legittime. Siamo in assenza di elementi in grado di indicare un futuro per l’azienda. La dirigenza dell’Ast, dopo un lungo periodo di confronto e di trattativa, ha voluto la rottura. Quello che propone altro non è che un ridimensionamento e non certo un piano industriale”.
La Camusso si dice stupita del comportamento tenuto dalla multinazionale: “Il modello tedesco è differente, spesso preso ad esempio, addirittura considerato da importare per capacità di dialogo, di confronto, di scelte strategiche e di sviluppo. L’Ast, invece, ha voluto esclusivamente lo scontro frontale. Non c’è stata e non c’è la volontà di individuare una prospettiva. Alla fine ha aperto le procedure di mobilità come annunciato sin all’inizio della vertenza e sta procedendo con la riduzione del venti per cento delle commesse ai terzisti, rischiando di mettere in ginocchio un intero sistema. Per i metodi usati questo è un conflitto che va oltre anche la dimensione della vertenza stessa”.
Alla leader della Cgil non è piaciuto nemmeno l’atteggiamento del governo Renzi che si è comportato in maniera differente rispetto ad altre crisi, quando ha mostrato maggiore decisione e più voglia di individuare soluzioni. Un esempio su tutti, quello dell’Electrolux: “Non capiamo perché in questa vicenda l’esecutivo non abbia voluto usare la stessa determinazione per trovare alternative alla proposta dell’azienda. Ad esempio puntando sulla riduzione del costo dell’energia di cui beneficerebbe non soltanto l’Ast. E sui contratti di solidarietà. Non abbiamo visto qualità nell’iniziativa del governo, è mancato il tentativo di uscire dal recinto in cui l’azienda ha spinto la trattativa. L’esecutivo deve avere un ruolo di mediazione ma anche di indirizzo delle politiche e delle scelte industriali. Cosa che non riusciamo a vedere. Deve scendere concretamente in campo a difesa di un comparto strategico come quello siderurgico, se necessario trattando direttamente con il governo tedesco, come del resto fanno gli altri Paesi per le proprie aziende. E anche Confindustria, oltre ad applaudire il governo (il riferimento è al consenso sulla manovra economica tributato a Renzi martedì scorso, ndr) eserciti fino in fondo le sue funzioni”.
La manifestazione di venerdì diventa un momento centrale di tutta la vertenza e non soltanto per esprimere la vicinanza ai lavoratori coinvolti: “Occorre ricostruire un’opinione collettiva e un orientamento della città e della Regione. Si deve ripartire da un piano di prospettiva industriale, non solo per i lavoratori ma per lo stabilimento stesso. E’ necessario chiedere con forza alla ThyssenKrupp impegni seri e concreti. Sarà una grande manifestazione di lotta per il lavoro. Una risposta generale per sottolineare la necessità di politiche industriali diverse e di scelte che favoriscano la crescita del sito al posto del suo drastico ridimensionamento e del taglio dei salari e dei posti di lavoro. Tutti sono chiamati a mobilitarsi intorno all’Ast e a una città già duramente provata dalla crisi del polo chimico. Anche in quel caso non c’è stata alcuna soluzione: le aziende hanno puntato esclusivamente a ridurre il loro impegno o addirittura ad andarsene come ha fatto Basell”.
Alla Tk, al governo e a Confindustria, dunque, deve arrivare un messaggio chiaro, forte e unitario. Il domani dell’Ast va ridisegnato, consentendo ai lavoratori di immaginare un futuro: “La vertenza - aggiunge Camusso - non può essere scaricata sugli operai. Non si può pensare che la prospettiva debba essere solo quella di cambiare i turni e ridurre le domeniche con un doloroso impoverimento del reddito. Turni e festivi rappresentano un indicatore di quanto si crede nel futuro produttivo dell’azienda. Si vuole cercare di far apparire che c’è indisponibilità di una parte a fare sacrifici, ma non è così. Non è mai stato così. Né per l’Ast, né per la città di Terni, né per l’Umbria come dimostra la storia di questi lavoratori e di tanti come loro, a cominciare da quelli della Merloni e delle tante altre vertenze umbre, che difendono il futuro industriale dei loro territori e del nostro Paese. È ora di finirla, i sacrifici non possono più essere chiesti solo ai lavoratori”. 

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