Il capitale umano

Le ragioni del "pi greco"

17.03.2017 - 11:37

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Si chiama "numeracy" ed è l'abilità di interpretare e comunicare informazioni quantitative. Nella vita quotidiana ne abbiamo sempre più bisogno: contrarre un mutuo, scegliere fra due contratti, calcolare un costo medio. Per affrontare e gestire oggi molte situazioni occorre la matematica. Ma non solo: secondo uno studio recente della Commissione Europea (A New Skills Agenda for Europe, 2016), il processo di digitalizzazione della società contemporanea sta rivoluzionando il mondo del lavoro, che richiede in misura sempre maggiore competenze di carattere quantitativo, con settori emergenti nell'informatica, nella gestione e nella analisi dei dati.
Eppure, secondo un’indagine di un po’ di tempo fa, l’Italia si collocava ultima per “numeracy” fra i paesi europei. L’indagine, svolta per l’Italia dall’Isfol, prendeva a campione individui fra i 16 e i 65 anni e sottoponeva loro alcune domande a carattere quantitativo. Ebbene, il campione di italiani si è rivelato il peggiore nel gruppo degli intervistati.
Quindi occorre fare di più. Con piacere abbiamo letto in questi giorni che Todi si è aggiudicata un divertente primato: costruire il "pi greco" umano più lungo del mondo. Oltre mille studenti hanno sfilato, ognuno con una cifra addosso, in maniera ordinata, per formare la sequenza delle prime cifre del numero irrazionale più famoso al mondo. Già, perché come scrive il giornalista scientifico William Schaaf, “nessun simbolo matematico ha evocato tanto mistero e romanticismo”. Bastano strumenti semplici per capire che il rapporto fra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro è un poco più grande di tre. Ma quanto più grande? Ebbene, il valore esatto è un numero difficilissimo da calcolare: è la costante “pi greco”. Per semplificare, noi diciamo che il valore di “pi greco” è 3,14. In realtà, “pi greco” ha un numero infinito di decimali e per questo è detto irrazionale. La mente umana ha difficoltà a capire l'infinito. Per spiegarlo ai bambini si dice che il numero di stelle nel cielo è infinito e che se iniziassero a contarle non finirebbero mai. Ma l'infinito è anche qualche cosa di molto piccolo, così piccolo che non si può contare.
Anche la storia del “pi greco” è affascinante. Già nota agli architetti dell’antico Egitto, studiata dai geometri greci, usata (anche se in modo approssimativo) dagli ingegneri romani, oggetto di filosofia nel mondo orientale, l’evoluzione del pensiero attorno a questa costante riflette la storia dell’umanità. Nel mondo moderno, la fascinazione attorno al “pi greco” ha creato una sorta di competizione fra ingegneri, matematici, fisici, per calcolarne il numero più grande di cifre decimali. Negli anni '80, i due scienziati russi Chudnovsky costruirono un computer grande come un appartamento, giungendo a determinare i primi 480 milioni di decimali di questa costante.
Oggi, la sequenza nota arriva ad abbracciare oltre 12 mila miliardi di cifre. Eppure, per fare i calcoli già con estrema precisione ne bastano 16. Ma la gara nel calcolare il più grande numero di cifre decimali del “pi greco” non è solo dettata da curiosità. Richiede infatti lo sviluppo di algoritmi e di tecniche computazionali che hanno applicazioni in molti altri ambiti della scienza, dalla fisica, alla statistica, alla medicina. Insomma, lo studio del “pi greco” è l’esempio di come la ricerca pura, ovvero non dettata da finalità necessariamente applicate, possa avere ricadute importanti nella vita di tutti i giorni. 
Professore ordinario di
Statistica elena.stanghellini@
unipg.it

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