Umbria Jazz: ripensamento in atto sul futuro del festival

Perugia

Umbria Jazz: ripensamento in atto sul futuro del festival

20.07.2014 - 19:11

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L'edizione 2014 di Umbria Jazz ha seguito un andamento meteorologico. Se nel primo fine settimana, da venerdì 11 a domenica 13, le avverse condizioni del tempo hanno fortemente condizionato il flusso di pubblico, nel secondo fine settimana il festival ha fatto toccare i picchi più alti in quanto a numero di biglietti venduti con il successo della serata di Fiorella Mannoia, quello dei The Roots e quello annunciato di Al Jarreau e di Mario Biondi. Nel mezzo, da lunedì a venerdì, serata di media "taglia" con circa tremila spettatori presenti per il duo Stefano Bollani-Hamilton De Holanda, il duo Herbie Hancock-Wayne Shorter e il duo Hiromi-Michel Camilo.
Umbria Jazz 2014 è insomma da archiviare come un'edizione di "mezzo", intendendo per "mezzo" un livello medio che forse fa tornare indietro le lancette dell'orologio a qualche anno fa. Di certo non ha toccato gli apici assoluti dell'edizione del quarantennale del 2013 e il record di incassi registrato lo scorso anno con oltre un milione di euro.
Ma la vera e per certi aspetti gradita sorpresa è il quasi totale sold out fatto registrare ai concerti al teatro Morlacchi dove in effetti si sono ascoltate alcune delle "cose" più interessanti (Williams, Snarky Puppy, Akinmusire, Scofield, Melissa Aldana, McBride, McLorin Salvant, Hargrove). Il brand Umbria Jazz da questo punto di vista rimane garanzia di assoluta qualità e il pubblico che richiama è sempre più competente. Una funzione culturale questa che dovrebbe essere con più vigore sostenuta anche a livello ministeriale con l'auspicato e in qualche modo ipotizzato sostegno del ministro alla cultura Dario Franceschini.
Se insomma il ripensamento in atto sul futuro del festival deve passare per un più energico ricorso alle musiche "altre" del jazz per sostenere i notevoli costi della struttura dell'arena, Umbria Jazz conserva ed anzi alimenta con maggiore energia la sua specificità legata al jazz tout court. Tradizionalmente attenta al jazz italiano, con Rea, Fresu, Rava, Pietropaoli, Cafiso, D'Andrea, la Dino e Franco Piana Orchestra, la funzione culturale e sociale di Umbria Jazz ha assunto un nuovo aspetto da un paio d'anni a questa parte con l'apertura agli sperimentalismi del Young Jazz, il festival folignate che guarda al futuro e ad alcune delle migliori proposte che arrivano dal mondo giovanile e che nei prossimi anni saranno destinate a delineare i nuovi scenari del jazz italiano e non solo.
Insomma, oltre al freddo calcolo numerico dello sbigliettamento, al di là del numero di arrivi e presenze che vanno ad incidere direttamente sul settore turistico, al di là di tutto, ad Umbria Jazz va riconosciuto il merito che trascende anche il puro fattore aggregativo, per calarsi in un clima decisamente specialistico.
Da questo punto di vista è fondamentale l'apporto progettuale delle clinics del Berklee College di Boston che ogni anno richiamano a Perugia centinaia di aspiranti jazzisti da tutto il mondo. Una progettualità che da trenta anni Umbria Jazz persegue offrendo opportunità ai giovani di una formazione musicale completa con la possibilità per i più promettenti di seguire i corsi direttamente oltreoceano. Una progettualità che anno dopo anno accresce le fila dei futuri jazzisti e rinnova la stessa arte del jazz. E forse il futuro del festival sta proprio nello sviluppare ulteriormente questi suoi punti di forza.

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