giovanni picuti

La città mobile

05.01.2017 - 10:38

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Foligno ha alle spalle una vicenda peculiare. Sorta al centro di uno snodo geograficamente strategico, ha esercitato fino al primo dopoguerra la sua influenza nella storia del Paese.

Attraversata da re e imperatori, eserciti e viaggiatori stranieri, artisti e commercianti, diretti verso la Capitale, la città di pianura, degli opifici, il nodo ferroviario e viario (oggi favorita dall'apertura della strada veloce della Valle di Chienti) ha assorbito cultura per poi rilasciarla lentamente, proprio come fa una spugna. È per questa sua importanza strategica e per la caratteristica di rendersi mobile e disponibile alle persone e alle merci, che fu bersaglio di devastanti bombardamenti durante l'ultima guerra. Foligno è una città in continuo movimento, capace di spostare i suoi tentacoli verso ogni direzione consentita. Appartiene al corredo genetico dei folignati il bisogno di muoversi, di aprirsi verso l'esterno per sottrarsi al fondo cupo di bottiglia della regione. Fuori le mura, superato il fiume Topino, incombono le periferie, i non luoghi, ma la vivacità urbana ancora rivela il volto umano e sostenibile di quando le strade erano percorse dalle biciclette degli operai delle Grandi Officine, della Macchi e degli opifici che costituivano il fiore all'occhiello della sua economia. La mancanza di dislivelli ne favorisce la mobilità, rendendo protagonista indiscussa del centro la bicicletta, cosa insolita a Bastia, Terni e Città di Castello, benché siano anch'esse città di pianura. Nondimeno l'utilizzazione delle biciclette è lasciata all'estro dei folignati, mancando idonei percorsi dedicati alle due ruote. Così la città adotta inconsapevolmente un sistema di traffico shared space, come in Nord Europa, dove non è la segnaletica stradale a indicare il comportamento da tenere, ma il buon senso degli utenti della strada. In assenza di regole, a Foligno, le bici sfrecciano segnando traiettorie spesso imprevedibili che ostacolano lo spazio ai veicoli. È proprio vero che dove le amministrazioni mancano di iniziativa suppliscono i cittadini, a dimostrazione che il vero motivo che conduce gli automobilisti a uno stato di maggiore prudenza è un sistema rispondente alla logica della compensazione del rischio, che l'utente stradale adotta quando le regole del gioco non entrano in ballo, quando la segnaletica latita, quando i marciapiedi non ci sono e le auto sono costrette a condividere gli spazi con i pedoni. Siparietto. I tempi sembrano maturi perché Foligno giochi il proprio ruolo da prima della classe in materia di mobilità e condivisione dei mezzi di trasporto; perché interpreti i mutamenti in atto e dia una svolta al modo di progettare e vivere una diversa mobilità, come stanno tentando di fare Perugia, Todi e soprattutto Spoleto, dove le biciclette non sono utilizzate a causa dei dislivelli dei piani viari, ma dove si cominciano a vedere scale mobili, ascensori e nastri per favorire lo spostamento pedonale. Questa è la strada da seguire. La buona politica dovrebbe infischiarsene se i progetti porteranno risultati solo a lungo termine. Chi amministra le città abbia il coraggio di colmare il ritardo accumulato, adottando decisioni a favore di una nuova mobilità. La sfida che le città umbre sono costrette a vincere per evitare lo spopolamento dei centri storici è quella di affrontare il problema della sicurezza stradale, risolvendo le disparità di accesso alle risorse urbane che discriminano i cittadini (ma anche i turisti) che per condizioni di età, reddito, salute o per via di semplici scelte personali non hanno accesso alle modalità di trasporto individuale privato come risoluzione della necessità di spostamento.

giovanni.picuti@alice.it

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