giovanni picuti

La lotteria del terremoto

17.11.2016 - 12:06

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La salvezza del genere umano riposa sulle conoscenze a disposizione della scienza utili a contrastare i fenomeni della natura. Nondimeno i “progressisti a parole” se ne infischino delle conquiste scientifiche perché per molti di loro il mondo è una cava da raschiare, un posto dove fabbricare case tenute insieme con lo sputo, che ad ogni evento sismico confermano il fallimento dell’arroganza, dell’idea del profitto e della non curanza.

Nella funesta lotteria del terremoto (che lotteria non è, altrimenti non si spiega perché a "vincere" siano sempre le stesse tormentate popolazioni) si rispecchiano le incongruenze della politica, questa solerte matrigna a cui la gente ciecamente s’affida, come s’affida a chi dovrebbe provvedere, e non lo fa, a contrastare i pericoli connessi al territorio e a sensibilizzare le popolazioni sui temi della mitigazione dei rischi sulla base della condivisione e utilizzazione ottimale dei dati, delle informazioni e delle conoscenze attualmente disponibili. Esaminando le immagini delle terrificanti fenditure sulle praterie sommitali dei Sibillini pensiamo alla Terra e al futuro delle popolazioni colpite.

Riusciranno i nostri eroi - in questi giorni impegnati a dilaniarsi sul referendum - a salvarci dalle martellanti avversità che s’abbattono sul genere umano? Non ci sembra tiri aria di elezioni. O forse sì, ma bisognerà aspettare almeno il risultato della consultazione referendaria prima di chiedere il conto a chi ci ha male amministrato, prima di domandargli cosa abbia fatto fin qui per mettere in sicurezza il Paese. E’ ora di guardarsi intorno per individuare rappresentanti migliori di quanti hanno sempre inciarfugliato che il terremoto è solo un malanno passeggero. Questa volta “passando” ci ha insegnato che è indispensabile formare classi dirigenti all’altezza del compito, rappresentanti provenienti non dalle segreterie di partito, ma da ambienti umanistici, professionali, specializzati, capaci di scambiarsi esperienze e di capire che il pianeta e la vita umana sono una cosa sola, non un laboratorio scientifico le cui cavie finiranno sotto le macerie. Su questo dovrà confrontarsi la politica, nella consapevolezza che le calamità naturali sono un’incognita che investe tutto il Paese. Domandiamoci il perché in Nuova Zelanda un terremoto di magnitudo 7.8, della formidabile durata di tre minuti, pur avendo colto nel sonno decine di migliaia di persone abbia provocato (per fortuna) soltanto due morti.

Domandiamoci il perché a Norcia la ricostruzione abbia, sebbene entro certi limiti, evitato quello che non s’è potuto evitare ad Amatrice. Domandiamocelo perlomeno in termini di comprensione di un fenomeno naturale, che da oggi in poi dovremo combattere con un differente approccio e non come si partecipa ad una lotteria.
giovanni.picuti@alice.it

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