giovanni picuti

Vade retro, nebbia

31.12.2015 - 11:47

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La nebbia agli irti colli piovigginando sale. Saliamo con lei, sopra di lei, dove si apre lo spettacolo impareggiabile dell'Umbria descritta da Cesare Brandi, quella le cui città si mostrano asserragliate come castelli in cima ai poggi, simili a ostensori d'argento che custodiscono le reliquie dei santi. Dal Subasio percepiamo la cuspide del Sacro Convento, i tetti di Monteluce, Trevi, Bettona e l'orrendo fungo di Montefalco. C'è a chi piace, il fungo, perché il paesaggio (lo ripetono anche i geometri) è il risultato delle trasformazioni imposte dall'uomo. Chi scrive è un ciuco oscurantista che crede ancora nel rispetto per il creato. Gustav Mahler insegna che la tradizione è conservare il fuoco, non adorare le sue ceneri.

Le attuali trasformazioni climatiche si accaniscono contro le nostre valli cospargendole di polveri sottili. È sotto la nebbia che si eclissa l'Umbria vera: quella sommessa, tutta misura e serenità, dove la natura entra in gioco come parte del mondo.

È scaturito proprio da qui il pensiero umanistico e quello religioso che individuò nel Cristianesimo il compimento del filone greco-latino della Pia Philosophia. Bisognerebbe rileggersi Marsilio Ficino quando coinvolge la natura, oggi oltraggiata, nella riflessione sul rapporto tra bellezza e bontà degli uomini. Bisognerebbe domandarci se gli umbri di oggi siano meritevoli della propria regione.

Finiamo sempre per parlare di politica, nella speranza che la politica sconfigga non solo le polveri, ma la morte sottile, aprendo una nuova possibile età dell'oro.

Se il paesaggio cambia, oltraggiato dalle infrastrutture e dal cemento, i tratti somatici degli umbri sono sempre i medesimi.

In poche regioni i volti della gente sono rimasti tanto fedeli ai prototipi (prima italici, poi longobardi e, infine, rinascimentali) come da noi.

Di mascelle quadre, fronti larghe, crani rotondi, orbite incavate e nasi a becco se ne vedono ancora. Ce ne accorgiamo nel corso degli eventi folcloristici, quando l'avvocato, l'operaio, il medico, il sindaco con tutta la sua giunta indossano i costumi dell'epoca, dando vanitoso sfoggio dei loro musi icastici e taglienti, nell'inesausto anelito a diventare personaggi caricaturali.

Il fenomeno ha i suoi motivi biologici, ma soprattutto geografici, dovuti al genetico isolamento che nessun traforo appenninico - a basso contenuto di calcestruzzo - riuscirà a superare. Probabilmente è solo un'impressione mia e di Bernardino Sperandio, che questi volti va fotografandoli da anni nelle piazze di paese - dove i vecchi si raccontano, si romanzano e si affabulano - per poi collazionarli con quelli che compaiono negli affreschi delle chiese di campagna.

Questa regione vaga, questo indeterminato territorio senza clima, fauna, né flora che lo contrassegnino; questa congregazione amministrativa di campanili lasciati cadere a ventaglio come nel gioco dello Shangai, non ha altri connotati che il carattere dei suoi abitanti. Che il 2016 ce la mandi buona. Ferme restando le ordinanze in vigore sul traffico finalizzate ad evitare l'innalzamento del pm10, alcuni sindaci hanno lanciato un patetico appello alla cittadinanza perché limiti l'uso dei materiali pirotecnici. Bella pensata quella di sensibilizzare gli incendiari di Capodanno sul delicato problema auspicando di mitigarlo con spontanei accorgimenti responsabili e virtuosi.

L'invito rivela l'impegno e la coerenza politica, il rigore morale e una certa propensione al dottrinarismo sociale. Ma la politica e le politiche in favore del territorio, si misurano dal modo in cui servono l'idea. Purtroppo la nebbia resite ancora in certe menti nel gran rimescolio di una fatua sollevazione che non riconosce più i valori. Speriamo tornino le perturbazioni, che sono il male minore. Mi raccomando, andateci piano con i botti per non offendere una regione ancora spendibile, benché ruvida, teatrale e piena di contraddizioni; ciò nonostante rimasta autenticamente fedele al suo carattere, fino alla retorica, alle incrostazioni ideologiche e alla calcomania. Buon anno, in attesa delle grandi piogge.

giovanni.picuti@alice.it 

 

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