Montone, Ralph Finnies porta il suo Coriolanus e riceve le chiavi della città

In occasione dell'Umbria film festival l'attore ha confessato il suo amore per l'Umbria e spiegato il suo impegno di cineasta

16.07.2012 - 11:14

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MONTONE - Quando il figurante Braccio Fortebraccio gli ha consegnato la chiave della città di Montone lui l'ha alzata trionfante verso il cielo, come si fa con la statuetta dell'Oscar, ed ha fatto un piccolo e molto spontaneo salto di gioia. Ralph Finnies, attore shakesperiano (nel 2001 ha vinto anche il William Shakespeare Award) e divo cinematografico tra i più celebrati del mondo ("Il paziente inglese", "Schindler's List", "Quiz Show", "The Constant Gardener") si è così subito conquistato il cuore dei cinquecento presenti stipati all'inverosimile nella piazzetta della città dove si sono svolte sino a ieri le proiezioni di Umbria Film Festival.
Dimostrando come non sia assolutamente vero l'assioma che gli occhi siano lo specchio dell'anima perché nonostante i suoi celebrati "occhi di ghiaccio" Fiennes ha fatto capire di avere un grande cuore muovendosi a proprio agio, anzi con evidente piacevolezza personale, all'interno del piccolo ma caloroso festival che l'amico e conterraneo Terry Gilliam gli aveva già in precedenza descritto in toni entusiastici. "Per me è un grande onore essere qui" ha detto stringendo forte la chiave come se avesse paura che gli venisse ripresa. Mi sento parte di questa regione da diversi anni, da quando circa 14 anni fa ho iniziato a prendere in affitto una casa per le vacanze nella zona di Umbertide. E' un onore presentare qui a Montone 'Coriolanus', il mio primo film da regista e ricevere la chiave della vostra città" .
Per un attore del suo calibro un solo sindaco al suo fianco non sarebbe bastato e infatti con la fascia tricolore durante la cerimonia di consegna erano in due. Accanto a Mariano Tirimagni anche un divertito Terry Gilliam, ormai cittadino onorario a tutti gli effetti tanto da proporre a Fiennes che, nel caso avesse voglia di sposarsi, lui era disponibile a celebrare il rito. Giacca di cotone bluette su camicia azzurra, capelli castani lunghi, baffi e barba per motivi di scena (lo impone il suo ultimo film, secondo da regista, "La donna invisibile" sulla storia d'amore tra Dickens e l'amante Nelly Ternan) l'attore inglese, figlio del fotografo Mark Twisleton-Wykeham-Fiennes e della scrittrice e pittrice Jennifer Lash, una lontana parentela con il principe Carlo, ha dato una lezione di stile trasformando la sua naturale timidezza e riservatezza in una dote carica di fascino.
Così diverso da Coriolano il personaggio shakespeariano da lui interpretato in teatro e poi trasposto per il grande schermo, condottiero guerrafondaio di una città che si chiama Roma ma potrebbe benissimo essere altro centro di potere politico, un uomo rigido, freddo, scostante, spesso arrogante che usa le proprie ferite subite in dodici battaglie per raccogliere voti utili a diventare Tribuno, disposto persino a trasformarsi in nemico della propria patria per vendetta. Fiennes l'ha attualizzato ai giorni nostri con divise militari e mimetiche, carri armati, mitra, tg che trasmettono le operazioni di guerra simili a quelle di oggi in Iraq e Afghanistan ed un emiciclo parlamentare come Montecitorio dove i tribuni prendono le decisioni litigando furiosamente fino ad arrivare alle mani. Il potere è potere non conosce epoche o mode, dai romani ai giorni nostri gli uomini intrigano, tessono giochi politici secondo i propri interessi e manovrano abilmente il popolo bue.
"Sembra quasi incredibile la modernità di Shakespeare che conosceva bene cosa fosse l'autoritarismo e la mancanza di democrazia" - ha precisato Fiennes al termine della proiezione molto applaudita -. Ho fatto una sola variazione rispetto al testo originale, ho fatto morire suicida Menenio Agrippa nel momento in cui si rende conto che la sua amicizia e il suo impegno nei confronti di Coriolano non contano nulla; non ce l'ha fatta a fargli cambiare idea rinunciando di mettersi contro Roma. Di fronte alla certezza che ormai Coriolano è una macchina distruttiva preferisce la morte. Ho deciso di fare questo film perché sono convinto che oggi nel mondo è in atto un processo distruttivo che non ci dà speranza".

Anna Lia Sabelli Fioretti

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