Indagine  sugli appalti alle cooperative sociali, arresti domiciliari per il sindaco Di Girolamo e l'assessore Bucari

Terni

Indagine sugli appalti, arresti domiciliari per il sindaco Di Girolamo e l'assessore Bucari, gli indagati salgono a 27

03.05.2017 - 16:14

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Finiscono agli arresti domiciliari il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari. Per il dirigente della cooperativa Actl, Sandro Corsi, e per quello della cooperativa Alis Carlo Andreucci è scattato “il divieto temporaneo di esercizio dall’attività di impresa cooperativa”.

E’ l’epilogo dell’Operazione Spada, l’indagine della procura della repubblica su appalti di servizi pubblici affidati dal Comune di Terni a cooperative sociali tra il 2011 e il 2016; secondo la procura, alterando le regole di mercato e della trasparenza. Almeno questi erano i termini dell’inchiesta iniziale, che invece da quello che si sa è stata retrodatata al 2008. Gli inquirenti stanno dunque spulciando le carte degli appalti fino al 2008 e gli indagati al momento, da 16, sono saliti a 27.
Dalle carte emergono nuovi stralci dell'indagine. Il concorso in “turbata libertà degli incanti” viene contestato ai dirigenti comunali Renato Pierdonati e Luciano Sdogati, i funzionari Federico Nannurelli e Paolo Neri, agli ex assessori Libero Paci, Simone Guerra, Luigi Bencivenga, Roberto Fabrini, Silvano Ricci, Sandro Piermatti, Marco Malatesta, Daniela Tedeschi, Renato Bartolini, Giorgio Armillei, Francesco Andreani, Cristhia Falchetti Ballerani, Carla Riccardi e agli attuali Francesca Malafoglia ed Emilio Giacchetti. In pratica resta fuori solo l'attuale assessore alla Cultura e Scuola Tiziana De Angelis che evidentemente non ha firmato nessuna delibera finita nel mirino degli inquirenti.
Il reato di “falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale” riguarda i componenti della commissione giudicatrice che il 22 dicembre del 2015 si era riunita per valutare le offerte delle cooperative sociali di tipo ‘B’ per l’affidamento dell’appalto del servizio di manutenzione del verde pubblico nell’area Terni sud. Ad essere indagati sono in questo caso il dirigente Pierdonati, la dirigente Vincenza Farinelli, Pasquale Sabatelli e Claudio Brugia.

Stessa contestazione, ma questa volta riferita alla delibera di giunta 249 del 29 luglio 2015, per il sindaco Di Girolamo, il vice sindaco Malafoglia e gli assessori ed ‘ex’ Riccardi, Andreani, Bucari e Giacchetti. Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche i lavori della commissione giudicatrice riunitasi l’11 febbraio 2016 per l’affidamento dell’appalto dei servizi cimiteriali per 18 mesi. E in questo caso il reato di falsità ideologica è contestato, oltre che a Pierdonati e Farinelli, anche a Stefano Marinozzi.
Gli appalti hanno riguardato la manutenzione ordinaria del verde pubblico sia in città che all’interno dei cimiteri urbani; la gestione dei servizi cimiteriali nonchè la gestione dei servizi turistici presso l’area della cascata delle Marmore.

Tutti si attendevano le richieste di rinvio a giudizio; il procuratore capo Alberto Liguori ha invece chiesto al Gip Federico Bona Galvagno gli arresti domiciliari per Di Girolamo e Bucari e limitazioni alla libertà di agire per Corsi e Andreucci, due tra i massimi dirigenti del mondo cooperativo ternano. La motivazione degli arresti domiciliari sarebbe quella del rischio di reiterazione del reato. Dunque nuovi appalti a rischio alterazione.
Il Gip ha detto sì e le misure sono scattate nella tarda mattinata di martedì.

L’indagine, prorogata, è ancora in corso per cui nelle prossime ore o nei prossimi giorni potrebbero scattare ulteriori provvedimenti. Dura la nota stampa della procura firmata dal procuratore Alberto Liguori.

“Il quadro che è emerso – scrive la procura – ha consentito di fare luce sulla illecita gestione della cosa pubblica, negli anni a cavallo tra il 2011 ed il 2016, che, in luogo di operare nel rispetto delle regole comunitarie e nazionali della libera concorrenza finalizzata alla scelta del miglior contraente, è stata improntata all’alterazione delle regole di mercato secondo un sistema illegale finalizzato a favorire le medesime cooperative sociali di tipo B, operanti nel territorio di Terni e con affluenza extra-provinciali ed extra-regionali, attraverso l’individuazione e successivo inserimento nei bandi di gara di requisiti spaziali (possesso di un’unità operativa nel territorio) e di requisiti strutturali (inserimento lavorativo di persone svantaggiate). Il percorso criminale ha trovato completamento nell’illecito frazionamento dell’importo d’asta in modo da eludere le prescrizioni del codice degli appalti e le norme comunitarie vincolanti che impongono la scelta attraverso una gara degli appaltatori e non consentono l’individuazione del contraente con l’utilizzo dei bandi modellati su di esso (‘bando fotografia’)”.
Il procuratore Liguori specifica che “gli elementi di accusa vengono principalmente dai documenti acquisiti”.
Un meccanismo complesso in cui ognuno, componente politica, sindaco e assessori, componente tecnica, funzionari e dirigenti avrebbe fatto la sua parte nell’agevolare le cooperative vincitrici.
Il procuratore capo Liguori parla di “sodalizio criminoso” e di “bandi cuciti addosso alle cooperative di tipo B”.
“In particolare, - scrive Liguori - l’amministrazione, al fine di far conseguire l’appalto pubblico sempre allo stesso contraente, in violazione delle prescrizioni dell’Anac e delle annotazioni di alcuni responsabili del settore Servizi pubblici del Comune di Terni, ha predisposto gli appalti ad importo frazionato in maniera da evitare l’asta pubblica ed assegnare i lavori con la procedura negoziata (consentita solo per lavori di modesto importo) alle cooperative di tipo B preventivamente individuate nel bando con previsioni che solo le dette cooperative avevano”. “Il meccanismo fraudolento descritto – prosegue il procuratore capo Liguori – ha trovato completamento criminale nel senso che l’amministrazione comunale ha favorito sempre le medesime cooperative facendo ricorso, alternativamente ed ingiustificatamente, dapprima alla proroga degli appalti di servizio scaduti, cosi come poi alle procedura in economia e/o dell’affidamento diretto, anziché bandire una gara nuova, adducendo motivazioni apparenti e pretestuose, sempre attraverso il frazionamento dei lavori in piccole commesse tali da eludere la norma primaria, così continuando a garantire, a volte anche per oltre 5 anni consecutivi, la gestione del contratto al medesimo raggruppamento di cooperative sociali”.

Da qui gli arresti, ma l’inchiesta è ancora in corso.

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