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Il comune di Narni

IL CASO

Licenziata dal Comune perché accusata di peculato, il giudice la reintegra

20.03.2017 - 19:37

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Licenziata in tronco perché individuata dal Comune di Narni come la responsabile di un ammanco di 2.600 euro dalle casse dell'ente. La donna - 62enne impiegata presso l'ufficio anagrafe di Narni Scalo - ha impugnato quel provvedimento e il giudice del lavoro di Terni il 20 marzo 2017 le ha dato ragione: è stata reintegrata e il Comune dovrà pagarle tutti gli stipendi e i contributi non corrisposti, interessi compresi. L'odissea dell'impiegata narnese, dipendente comunale dal 2004, ha inizio quando nel settembre del 2013 i suoi responsabili scoprono l'ammanco relativo ai diritti delle carte di identità rilasciate dall'ufficio di Narni Scalo. Gli accertamenti quantificano in circa 2.600 euro i soldi sottratti, fra gennaio e luglio dello stesso anno. E a quel punto parte il procedimento disciplinare che si conclude a novembre con il licenziamento senza preavviso e la denuncia alla procura per il reato di 'peculato'. Senza più il lavoro, l'impiegata - assistita dall'avvocato Valerio Provaroni del foro di Terni - impugna il licenziamento di fronte al tribunale, ritenendolo privo di qualsiasi fondamento. Dopo quasi tre anni e mezzo il giudice del lavoro - nella persona della dottoressa Manuela Olivieri - le ha dato ragione. Per l'avvocato Provaroni “attraverso una sentenza estremamente dettagliata, è stata fatta piena chiarezza sulla vicenda che vede la signora priva di qualsiasi responsabilità rispetto all'accaduto. L'auspicio è che questa decisione, a cui potrebbe fare seguito un'ulteriore causa civile per i danni morali subiti dalla mia assistita, possa essere seguita da un'analoga lettura da parte dei giudici del tribunale penale di Terni”.

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