Campionissimo 2016: Ivan Zaytsev, lo Zar umbro

Campionissimo 2016: Ivan Zaytsev, lo Zar umbro

30.11.2016 - 12:34

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Una regione intera, l'Umbria, è pazza di lui. Una nazione, l'Italia, lo ha eletto come uno dei simboli più splendenti della spedizione olimpica di Rio de Janeiro. Ivan Zaytsev, spoletino di origini russe, è l'ambasciatore per eccellenza del volley nostrano, il figliol prodigo sul quale la Sir Safety Perugia del presidente Sirci ha investito in estate per provare finalmente a vincere un trofeo.
Perugia nel destino Dal capoluogo umbro, dove tutto iniziò da palleggiatore nel lontano 2001, quando era poco più che un bambino nell'allora Perugia Volley, alla Sir da campione e uomo affermato, il più classico dei cerchi che si chiudono. In mezzo, una brillante carriera condita da tanti successi e da qualche peccato di gioventù, cosa normale per chi sul proprio corpo ha tatuata una frase che assomiglia molto ad un mantra da seguire giorno dopo giorno: "La mia vita, le mie regole".
Dna vincente Si è più volte definito umile, lo Zar. Di sicuro, aggiungiamo noi, è anche ambizioso. Non può che essere altrimenti se dopo l'apprendistato iniziato a Pian di Massiano all'alba del nuovo millennio, Zaytsev ha poi raccolto numerosi successi da schiacciatore e opposto che gli sono valsi titoli individuali in serie.
Dopo qualche anno speso tra Roma e Latina, la parentesi con Macerata è quella che consacra definitivamente il figlio del grande Vjaceslav Alekseevic Zaytsev, stella della pallavolo russa per oltre un ventennio e con un passato a Spoleto, città dove nacque Ivan.
E' nelle Marche, infatti, che nel 2012 vince la Supercoppa da Mvp e nel 2014 si laurea Campione d'Italia con la Lube. L'avversario? Perugia, ovviamente, centro gravitazionale su cui ruota la sua carriera. E' grazie a quella splendida stagione chiusa con il tricolore, inoltre, che Zaytsev decide di compiere il grande salto direzione Mosca (nella Dinamo), alla ricerca di altri titoli (la Coppa Cev vinta nel 2015) e di un rapporto con la sua terra d'origine che, due anni dopo, gli fa capire che è in Italia che è destinato a continuare a recitare da Zar.
Tricolore che passione Già, l'Italia, o meglio la nazionale. Quella con la quale bagna l'esordio nel 2008 vincendo poi i Giochi del Mediterraneo l'anno successivo con Bernardi allenatore. Quella che lo vede protagonista di un rapporto mai decollato con un Ct, Mauro Berruto, che, poche ore prima dell'inizio delle Final Six della World League del 2015 in Brasile, lo allontana dalla squadra per motivi disciplinari.
La stessa nazionale, poi, che riconquista con tenacia e passione, trascinandola fino all'incredibile medaglia d'argento conquistata proprio in Brasile contro i padroni di casa. E' in quei giorni che Zaytsev fa sognare l'Italia intera. E' in quel momento che, scientemente o meno, diventa l'eroe di tutti, non solo della penisola che sanguina pallavolo. Nel quarto di finale contro l'Iran centra anche un record: un suo servizio scagliato a 127 chilometri all’ora è il più potente di sempre.
Uomo immagine L'eco di quanto fatto a Rio non si spegne, e pazienza se ormai è storia. Ivan catalizza attenzioni dentro e fuori dal campo. Sul taraflex, insieme ad Atanasijevic, è l'osservato speciale delle difese avversarie ed il giocatore più ambito con cui i tifosi si vogliono fare immortalare a gara terminata. Nella vita di tutti i giorni che passa con la moglie Ashling e con lo splendido bimbo di nome Sasha, è sempre più un uomo simbolo, tanto da essere protagonista di un programma televisivo nel quale interpreta il ruolo di mental coach.
Ne ha fatta di strada, Zaytsev. Ha vinto tanto e ha perso molto. Ha gioito e sofferto e continuerà ancora a farlo. Dove? In Umbria e a Perugia, città dove tutto è cominciato.
La Sir conta sulle sue giocate da fuoriclasse per vincere finalmente qualcosa di importante. Lui le ha detto "sì" in estate proprio per mantenere fede alle promesse. Ovviamente a modo suo.
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