Detenuti sul podio alle Olimpiadi dell'arte

Gli occhi della solitudine - Mimmo Jodice a Maiano

SPOLETO

Detenuti sul podio alle Olimpiadi dell'arte

11.05.2015 - 09:50

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“Gli occhi della solitudine” sono gli occhi di Giovanni, Luigi e Attilio, detenuti nella casa di reclusione di Maiano di Spoleto. Frequentano con ottimo profitto la sezione carceraria del Liceo artistico Sansi-Leonardi-Volta, ma la loro sfida, la voglia di recuperare il tempo perduto, va oltre: con tenacia e determinazione hanno partecipato e vinto la selezione regionale delle Olimpiadi del patrimonio, una gara nazionale tra scuole superiori sulla conoscenza di argomenti di carattere storico e artistico, promossa ogni anno da Anisa, l’Associazione italiana di insegnanti di storia dell’arte.
Martedì scorso erano attesi a Roma presso l’Istituto centrale della stampa per partecipare alla competizione finale, un confronto tra le migliori squadre classificatesi in Italia, che prevedeva l’elaborazione di un progetto sul tema della fotografia, traendo ispirazione dai più affermati fotografi internazionali contemporanei. Giovanni, Luigi e Attilio non sono potuti intervenire per la loro condizione di reclusi nella sezione di alta sicurezza, ma il loro lavoro registrato in un video, con la collaborazione e il sostegno della scuola, degli insegnanti e delle istituzioni penitenziarie, è stato comunque inviato a Roma. Un lungo, corale applauso ha inondato l’imponente Sala Dante di palazzo Poli al termine della presentazione, un vero trionfo per la squadra che si è classificata al secondo posto a livello nazionale con un lavoro che ha colpito e commosso la giuria e tutti i presenti. “Gli occhi della solitudine - Mimmo Jodice a Maiano” è il titolo di una virtuale esposizione fotografica che presenta foto di Jodice e immagini dei detenuti del carcere di Spoleto dove la mostra è allestita. Il progetto è il risultato di una profonda e struggente riflessione sulla carriera professionale del fotografo napoletano, che i tre “ragazzi” hanno amato fin dal primo momento cogliendone umanità e sensibilità.
“ Come Jodice - dichiara Attilio - ha fotografato le statue di Ercolano, di Pompei, del Museo archeologico di Napoli perché la loro memoria fosse una sorta di antidoto al degrado della società destinato a peggiorare quanto più essa trascura le sue origini e dimentica la sua storia, così noi viviamo la conoscenza del nostro patrimonio culturale come una ricerca nella memoria del passato, della nostra giovinezza quando siamo stati anche noi esseri umani con pensieri e valori positivi”. Gli fanno eco Giovanni e Luigi, orgogliosi del risultato conseguito, sostenendo che lo studio per tutti loro è un riscatto fondamentale, seppure il significato che attribuiscono all’elaborazione delle loro immagini a fianco delle antichità immortalate da Jodice è quello di un annullamento temporale tra presente e passato che riflette la costante ed eterna solitudine dell'uomo, aggravata maggiormente dal loro stato di reclusi.

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