Neonato morto, ci sono cinque indagati

Autopsia di cinque ore sul piccino nato cerebroleso al San Matteo degli Infermi di Spoleto e spirato a Perugia

03.02.2013 - 16:00

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Quasi cinque ore è andato avanti, nella sala settoria del Santa Maria della Misericordia, l'esame autoptico sul corpicino del bambino perugino di cinque mesi, venuto alla luce al San Matteo degli Infermi di Spoleto, a metà marzo e spirato nei giorni scorsi nell'ospedale regionale di Sant'Andrea delle Fratte. L'esame necroscopico è stato eseguito dalla dottoressa Laura Paglicci Reattelli (incaricata formalmente dalla procura di Spoleto); erano presenti i medici legali Pino Cappellucci e Sergio Scalise, nominati dal gruppetto dei medici e paramedici spoletini che hanno ricevuto l'avviso di garanzia. La procura di Spoleto, infatti, ha inviato il provvedimento ai sanitari dell'ospedale San Matteo degli Infermi (tre medici e due ostetriche).
I medici legali avrebbero appurato che il bambino è morto per una gravissima encefalopatia. All'esame di ieri seguiranno, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, altri accertamenti (a cominciare dagli esami istologici) e altri approfondimenti per avere un quadro, il più esauriente ed esatto possibile, della situazione e fornire, poi,agli inquirenti una dettagliata relazione. Il pubblico ministero Federica Albano vuole conoscere, dal medico legale, le cause del decesso del piccolo Angelo (lo indicheremo con questo nome; come altro potremmo chiamare un piccino di così pochi mesi spirato in circostanze talmente tragiche?). I cinque sanitari spoletini (un pediatra, un anestesista e un ginecologo, oltre alle due ostetriche) si sono visti ipotizzare il reato di omicidio colposo per colpa professionale.
Già subito dopo la nascita di Angelo (lo scorso 15 marzo), su esposto denuncia dei genitori del neonato, la magistratura spoletina aveva sottoposto ad indagine (sequestrando in ospedale le cartelle cliniche) gli stessi medici, per l'ipotesi di lesioni colpose gravissime per colpa professionale. Allo stato, comunque, siamo ancora a livello di "atto dovuto". Non è scontato, insomma, che ci si trovi di fronte all'ennesimo episodio di "mala-sanità". La fase attuale dell'inchiesta è quella dell'istruttoria preliminare. Tutte le strade sono aperte: quella di una responsabilità dei medici e dei paramedici, ma anche quella di una morte per cause naturali o per un tragico caso del destino. Senza responsabilità di terzi, insomma. Secondo l'esposto-denuncia dei genitori (che sono assistiti dagli avvocati Paolo Panichi e Veronica Mezzasoma) i medici e le ostetriche, per imperizia, negligenza, imprudenza, avrebbero causato con manovre non corrette o addirittura sbagliate o con omissioni, prima la sofferenza patologica del piccino (la grave forma di encefalopatia) e poi, di conseguenza, il decesso (avvenuto cinque mesi più tardi all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia).
Il medico legale, in questo caso così delicato e complesso, dovrà stabilire non solo le cause della morte di Angelo, ma anche motivare l'eventuale nesso causale tra gli eventuali errori o omissioni imputabili ai medici e ai paramedici e il successivo decesso. Angelo era venuto alla luce cerebroleso ed è spirato, come abbiamo anticipato, 20 settimane più tardi. Secondo le indiscrezioni che filtrano dagli ambienti ospedalieri spoletini, i medici e i paramedici si difenderebbero con vigore sostenendo di aver fatto il possibile, in scienza e coscienza, per salvare l'integrità e la vita del neonato. La famiglia del bambino vive in una zona compresa tra Perugia e Assisi. La morte del piccolo ha colpito molto non solo l'opinione pubblica in generale,ma anche la comunità dei Testimoni di Geova, credo religioso al quale appartengono i genitori, comprensibilmente distrutti dal dolore, del piccolo Angelo.

Elio Clero Bertoldi

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