Muore neonato, i medici finiscono sotto inchiesta

La famiglia: "Manovre errate durante il parto all'ospedale di Spoleto". Inutili le cure a Perugia. Inchiesta della Procura

03.02.2013 - 16:01

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Dopo il parto all'ospedale di Spoleto ha trascorso appena cinque mesi di vita nel reparto di terapia intensiva neonatale del Santa Maria della Misericordia di Perugia. Qui hanno tentato tutte le terapie possibili per salvarlo. Inutile. La notte scorsa ha smesso di lottare. Il piccolo, affetto da encefalopatia, è morto. Un dolore devastante. Un epilogo che non puoi accettare perché contro natura, contro ogni logica. Ma sul decesso del loro figlio i genitori, assistiti dagli avvocati Paolo Panichi e Veronica Mezzasoma, non hanno dubbi.
Durante il parto, per il quale la coppia residente nel Perugino aveva scelto di affidarsi all'ospedale di Spoleto, sarebbero stati commessi errori. Manovre errate, ritardi che avrebbero lasciato senza ossigeno il cervello del piccolo troppo a lungo. Il bimbo, del peso di un chilo e ottocento grammi alla nascita, sarebbe per questo nato cerebroleso. Già allora la Procura di Spoleto, a seguito della denuncia dei genitori, aveva aperto un fascicolo. Un atto dovuto di fronte al dolore della coppia e a garanzia dei professionisti della stessa struttura ospedaliera. Lesioni gravi l'ipotesi di reato.
Da ieri, l'indagine parla di omicidio colposo. Di questo dovranno rendere conto i medici e l'equipe presenti al parto in quella notte maledetta a Spoleto. Un compito difficile quello del sostituto procuratore Federica Albano, stretta tra la perdita di due genitori e professionisti stimati. Costretta a far luce tra un episodio di eventuale imperizia o a prendere atto di una fatalità atroce. Il piccolo era nato il 15 marzo scorso al San Matteo degli Infermi di Spoleto. Primo figlio di una coppia residente nel Perugino che cullava già d a nove mesi la gioia attesa di sentirsi genitori. Di stringere quelle manine piccole e perfette, di guardare i suoi occhi curiosi, di sorvegliare i suoi primi passi. Quel 15 marzo doveva essere il giorno più bello della loro vita ma è diventato il loro peggiore incubo.

Patrizia Antolini

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