Svelato il mistero del volto di Giulia Farnese

La mostra ai Musei Capitolini di Roma

Pintoricchio e il mistero del volto di Giulia Farnese

19.05.2017 - 14:03

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Ci sono un capolavoro ritrovato, un giallo risolto e diversi personaggi principali, tutti di prima grandezza, nella storia che racconta la mostra “Pintoricchio pittore dei Borgia” presentata ieri mattina ai Musei Capitolini di Roma dal Sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce, dai curatori Cristina Acidini, Francesco Buranello e Claudia La Malfa (tra i curatori anche Claudio Strinati) e dal presidente dell’associazione Metamorfosi Pietro Folena.
Il capolavoro ritrovato è il secondo pezzo rispuntato fuori nel giro di pochi anni dell’affresco di Bernardino di Betto, originariamente facente parte del corpo di dipinti dell’Appartamento Borgia in Vaticano, che rappresentava la Madonna col Bambino e papa Alessandro VI in adorazione; il primo pezzo, detto “Gesù Bambino delle mani” è da qualche anno conservato alla Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia e oggi il pubblico può ammirare dopo tanti secoli anche un secondo pezzo ritrovato, quello nel quale è rappresentata la Vergine; il giallo risolto è quello inerente il volto della Madonna, che secondo una vulgata durata diversi secoli avrebbe avuto le sembianze di Giulia Farnese, giovane amante di papa Alessandro VI Borgia. I personaggi principali sono il Pintoricchio, il suddetto Alessandro VI che lo volle a Roma (dove aveva già lavorato col Perugino alla Cappella Sistina e al Belvedere di Innocenzo VIII) e appunto Giulia Farnese; su queste ultime due figure storiche dopo la loro morte calò una “damnatio memoriae” durata in sostanza fino ai giorni nostri. Bernardino di Betto, assieme a molti aiutanti, lavorò all’Appartamento Borgia per poco più di due anni, nel corso dei quali in quelle stanze fece cose bellissime, le sue cose più belle secondo gli autorevoli storici dell’arte curatori della mostra in questione. Da quell’immenso sistema di affreschi, a distanza di qualche decennio, venne staccata e smembrata una sola opera: quella che ritraeva il “maledetto” Alessandro VI e la presunta Giulia Farnese con il Bambinello. D’altra parte, come ha rilevato Francesco Buranelli, fu una voce insigne come quella di Giorgio Vasari a propagare la diceria: fu infatti lo storico aretino a pubblicare nel 1550 per primo la notizia che nell’appartamento Borgia si conservava un dipinto che ritraeva ‘sopra la porta d’una camera la Signora Giulia Farnese per il volto d’una Nostra Donna: et nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro’, “mettendo nero su bianco, solo dopo la morte di Paolo III Farnese, ciò che alla corte papale si vociferava più o meno sommessamente da lungo tempo”. Sempre Buranelli ha ricordato la singolarità del fatto che “Giorgio Vasari, critico severo delle qualità artistiche del Pintoricchio, ignori completamente il complesso impianto iconografico dell’Appartamento Borgia e si soffermi, invece, piuttosto lungamente su questo dettaglio che ripeterà, in forma quasi invariata, diciotto anni dopo nella seconda edizione de Le Vite de’ più eccellenti Pittori, Scultori et Architettori. La critica - prosegue Buranelli - è sempre più concorde nel ritenere che il Vasari non avesse avuto accesso agli appartamenti papali e che per descriverli si sia servito prevalentemente di informazioni di seconda mano e delle incisioni a stampa. Solo così è possibile spiegare la sinteticità del Vasari sull’Appartamento Borgia, a fronte della puntuale descrizione dedicata al gruppo della Madonna (dichiaratamente ritenuto il ritratto di Giulia Farnese) col Bambino e Papa Alessandro VI in ginocchio”.
La leggenda, spiega ancora Buranelli, fu ingigantita dai Gonzaga al tempo di Paolo V Borghese (che a sua volta aveva studiato a Perugia, la città del Pintoricchio): diventati Duchi di Mantova, vedevano in quel dipinto una sorta di rappresentazione dell’inizio delle fortune della famiglia Farnese, e ne commissionò una copia ad un pittore mediocre, il mantovano Pietro Fachetti, il quale non ebbe certo la mano felice dell’autore dell’opera originale, ma con la sua riproduzione ha consentito agli studiosi dei giorni nostri di rimettere assieme le tessere del “puzzle”. O meglio: due tessere su tre, visto che del ritratto di Alessandro VI non c’è traccia né testimonianza. Dopo lunghi anni di studi e comparazioni gli studiosi sono alfine giunti alla conclusione che quella bellissima Vergine riemersa oggi non abbia le fattezze di Giulia Farnese, e che la “censura” si basò solo su dicerie. Ne sono convinti i curatori della mostra romana, che portano a riprova le poche descrizioni ricavate da documenti scritti del viso di Giulia, che ne delineano un volto paffuto molto distante da quello affilato della Vergine del Pintoricchio; inoltre la comparazione tra diverse Madonne dipinte da Bernardino di Betto suggeriscono che quel volto sia una idealizzazione senza alcun elemento ritrattistico, molto simile alle altre Vergini dipinte prima e dopo.

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