Benvegnù e la sua band di "contadini grufolanti" in concerto al Riverock

Paolo Benvegnù

ASSISI

Benvegnù e la sua band di "contadini grufolanti" in concerto al Riverock

28.08.2014 - 09:39

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Alla conferenza stampa di presentazione di Riverock, c’era anche lui. Perché Assisi l’aveva vista una volta sola in quasi cinquant’anni di vita, e perché Città di Castello, dove vive da un po’, è davvero dietro l’angolo. “Sono arrivato in anticipo, mi sono messo a girare per il Palazzo Comunale. E' un posto splendido, ci sono dei dipinti incredibili, un clima quasi da Richelieu. Potere e spiritualità. Trasmette un’ambiguità molto affascinante”.
Paolo Benvegnù chiuderà, sabato 30 agosto, la quinta edizione del festival di Castelnuovo (che inizia giovedì 28 con Sin/Cos e Omosumo, e prosegue con gli Zen Circus), in una serata tutta dedicata alla Woodworm, etichetta indipendente aretina che a ottobre pubblicherà il suo quarto disco solista. “Ho scelto di passare con loro perché mi piace molto la freschezza e l’impegno con cui portano avanti un impegno anacronistico”, dice. “Fare il discografico indie in Italia oggi è come fare il benzinaio in un mondo in cui è finita la benzina. Eppure hanno una grande forza, che deriva dalla loro passione intensa e dalla loro coscienza etica. Non farebbero mai qualcosa che non gli piacesse. Avevo bisogno di ripartire con un entusiasmo del genere, fare il musicista, ora e qui, significa confrontarsi continuamente con l’esplorazione della disillusione. Il successo di certa gente, a cui vanno dietro milioni di persone, è qualcosa di misterioso, quasi religioso. E poi, tornando alla Woodworm, dopo tanti anni di auto-produzione e auto-distribuzione avevamo un po’ perso lo slancio. E il festival mi sembra splendido. I ragazzi di Riverock sono bravissimi, e non vedo l’ora di ascoltare le band che suoneranno con noi”.
Il nuovo disco, Earth Hotel, esce a metà ottobre, ma sarà possibile sentirne delle anticipazioni. "Magari non tutti i pezzi, o dopo un’ora mi ritrovo tutto on-line. Ho lottato parecchio, per questo disco. Non capivo cosa volevo scrivere, poi in realtà è uscito tutto molto naturale. E' che quando hai alle spalle già tante canzoni non è facile approcciare le cose in modo nuovo. Tanti pensieri in stanze diverse nello stesso momento: lo definirei così. Ecco, nel disco si raccontano pensieri e sentimenti di uomini chiusi in stanze, cabine di transatlantici, cabine di aerei. Per molti versi è una prosecuzione di Hermann (il suo disco precedente, del 2011, ndr). Fotografie atemporali sulla condizione dell’uomo”.
La band rimane la stessa degli ultimi tempi. "Hanno collaborato anche due ragazzi di Castello molto in gamba, Matteo Carbone e Ciro Fiorucci, un apicoltore grande esperto di musica elettronica. Ormai siamo una sorta di famiglia di contadini grufolanti, o di fratelli borbottanti. E la verità che non c’è una vera ricerca di un suono particolare. E' qualcosa che tutto sommato viene da sé”. Negli ultimi anni Benvegnù ha prodotto molti dischi di band emergenti, tra cui gli orvietani Petramante. "Mi sono divertito un mondo. I Petramante sono fantastici. Con l’ultimo lavoro hanno fatto un salto di qualità incredibile, Francesca scrive come una dea. Meriterebbero una visibilità ancora maggiore, ma purtroppo in un paese necrofilo come questo la loro voglia di vivere fatica ad essere premiata. Quanto a me, nel ruolo di produttore mi trovo davvero bene. Mi sembra di essere utile, mi sento una specie di levatrice che tiene la mano nei momenti più difficili. Con me, quando ero giovane, non l’ha mai fatto nessuno, e forse un po’ lo faccio anche per questo. Ora come ora non ho niente in cantiere, non me lo sta chiedendo nessuno e sono stato molto impegnato col disco. Ma appena Earth Hotel sarà uscito riprenderò senza dubbio. Mi piace molto”.

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