Strage di sub, la verità arriverà dalle autopsie

UMBRIA

Strage di sub, la verità arriverà dalle autopsie

12.08.2014 - 09:18

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E’ ancora sotto choc e incapace di capire cosa sia accaduto Andrea Montrone, il titolare della Abc Sub di Talamone, da cui i tre sub umbri morti avevano preso l'attrezzatura per le immersioni alle isole Formiche. Colto da un malore anche un quarto sub umbro. Era in acqua anche lui, con un gruppo di sub.“Non ci siamo accorti di nulla, e abbiamo saputo della tragedia quando siamo riemersi, venti minuti dopo la tragedia”, racconta. “Abbiamo fatto la decompressione di tre minuti e solo a quel punto siamo stati informati dell’accaduto. Mai avuto problemi e anche domenica tutto si era svolto in maniera regolare”. Adesso la sua barca, e tutto il materiale, è sotto sequestro. Attività ferma e prenotazioni disdette. Con l’incubo delle indagini. Indagini che avranno come punto fondamentale lo svolgimento delle autopsie sui corpi di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Luca Trevani, fissate per la giornata di mercoledì 13 agosto. Gli esami verranno svolti dal medico dell'Università di Siena, mentre da Perugia arriverà la dottoressa Laura Pagliacci Reattelli, nominata dalla famiglia del dottor Giaimo attraverso l'avvocato Gianni Spina.

Due le ipotesi che al momento al vaglio della magistratura: un errore dei sub che hanno sbagliato la risalita o un errore nei gas contenuti nelle bombole.  "Una risalita rapida e repentina, nel tentativo di salvare uno di loro potrebbe essere stata la causa della morte di almeno due dei tre sub che hanno perduto la vita nella immersione alle Formiche". A parlare è il dottor Riccardo Sirna, oggi direttore dell'unità funzionale di chirurgia all'ospedale di Grosseto, esperto di immersioni con oltre 40 anni di attività, membro del club subacqueo grossetano. Dunque il killer che potrebbe aver ucciso due dei tre sub ha un nome meno famoso della famigerata embolia, ma più subdolo e incontrollabile: malattia da decompressione. "Sarà la magistratura a fare luce su questa vicenda e solo dopo le perizie sulle salme e l'analisi dei materiali e dei tracciati presenti nei computer in dotazione ai sub, si potrà avere la certezza di quello che è effettivamente accaduto nelle acque a largo di Marina di Grosseto. Posso solo dire che è difficilissimo che quattro attrezzature si rompano contemporaneamente, come pure potrei escludere il caricamento delle bombole con materiale scadente, perché anche quando l'aria non è perfetta o viziata, al massimo si può accusare un semplice mal di testa i cui effetti terminano appena usciti dall'acqua, tornando a respirare aria fresca".
E proprio l'esperto spiega in cosa consiste la malattia da decompressione. "La malattia da decompressione è molto subdola ed è legata alla velocità di risalita. Alla profondità in cui si trovavano i tre sfortunati sub, stimata in 35 - 40 metri, la risalita sarebbe dovuta avvenire in quattro minuti, vale a dire dieci metri al minuto. E' probabile - aggiunge - che tutto ciò non sia stato rispettato forse anche per la presenza di jacket che con l'espansione dell'aria in essi contenuta avrebbero accelerato il tempo, causando una perdita di coscienza e di conseguenza la morte per annegamento. A quaranta metri di profondità - spiega il dottor Sirna - sono cinque le atmosfere di pressione e quindi l'erogatore immette aria nei polmoni per bilanciare la pressione esterna, perciò la risalita deve avvenire in modo tale da consentire all'organismo di abbassare la pressione interna, altrimenti i polmoni si dilaterebbero fino alla lacerazione". Resta il fatto che i sub morti avevano una lunghissima esperienza. "L'esperienza è fondamentale quando si va sott'acqua - conclude - Forse non sono stati capaci di gestire l'ebbrezza da azoto o altrimenti una improvvisa paura, potrebbero essere stati i motivi che hanno fatto compiere loro cose apparentemente improponibili, come quella di risalire in tempi troppo brevi".

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