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Lunedì 20 Febbraio 2017 | 05:12

Referendum, il buio oltre la siepe

Il globalcinismo nella rete

"Si è chiusa una fase ma non se n’è aperta una nuova”: dicono che Pajetta avesse commentato così il periodo che seguì la morte di Palmiro Togliatti. La battuta si potrebbe usare anche per definire la situazione politica italiana post referendum. I più accesi sostenitori del No avevano spiegato che se il loro “cartello” avesse vinto non sarebbe successo nulla di grave. Che Renzi poteva restare al suo posto, che l'economia non ne avrebbe risentito, e che in pochi mesi - parola questa di D’Alema in persona- era possibile approvare una nuova riforma costituzionale con annessa una nuova legge elettorale. Sta accadendo l'esatto contrario. Renzi si è dimesso da capo del governo. E del resto era inevitabile. E' nato un nuovo esecutivo volenteroso ma fragilissimo. Il Pd, dal canto suo, vive un periodo burrascoso che probabilmente avrà come sbocco una scissione. C'è il buio politico oltre la siepe della vittoria del No. I vincitori infatti propongono tutto e il contrario di tutto. C'è chi vuole le elezioni subito e chi preferisce arrivare alla scadenza del 2018, chi propone una legge elettorale proporzionale e chi insiste sul maggioritario, chi rispolvera le coalizioni e chi pensa di non allearsi con nessuno. Insomma, un pasticcio inestricabile per chi cerca di approntare una nuova riforma elettorale.
Quanto alla riforma costituzionale, non se ne parla nemmeno più. E così ci terremo per altri dieci anni il famoso bicameralismo paritario che in passato tutti - dicasi tutti - indicavano come una delle cause dell’estrema lentezza con cui il Parlamento legiferava. Tutto cambi purché nulla cambi. Che si torni alla Prima Repubblica o all'inizio della Seconda, che governi una coalizione di destra, di sinistra, o sovranista, basta che l'Italia resti un paese bloccato e identico a se stesso. Gentiloni - il volto gentile del renzismo - cerca di gestire come può questo stato di paralisi popolato di personaggi surreali, molto attrezzati però nell’arte dell’insulto: l'eloquio di Emiliano ne è un fulgido esempio. I grillini avrebbero la strada spianata verso il governo se non fosse per Santa Virginia Raggi che si erge - grazie al suo malgoverno - come unico ostacolo alla loro marcia trionfale. In compenso è riemersa la figura di Silvio Berlusconi che la vittoria del No ha rimesso al centro della vita politica italiana. Ma il peggio del peggio è rappresentato dalla situazione economica post referendaria. Lo spread è salito a quota 200 e potrebbe alzarsi ancora. Non che prima le cose andassero bene, ma in questo ultimo mese il trend è nettamente peggiorato. Non si può non ricordare che per evitare il crollo del Monte dei Paschi, che trascinerebbe con sé quello di cinque milioni di risparmiatori, dovremo tirar fuori dalle nostre tasche sei miliardi.m Su questo argomento vale la pena di aprire una breve parentesi. La crisi della banca senese, infatti, non è iniziata negli ultimi 2 o 3 anni, ma molto prima. E un’attenta ricerca delle responsabilità non consente di trascurare quelle pesantissime di alcuni ex dirigenti del Pci-pds-ds. Non solo, sarebbe molto utile spulciare l'elenco dei grandi debitori per comprendere meglio cosa è davvero accaduto in quell'istituto di credito. Ed è un fatto difficilmente confutabile che, con la caduta delle riforme costituzionali, una serie di gruppi finanziari stranieri abbiano deciso di non sostenere più le esangui casse del Monte dei Paschi: il fondo sovrano del Qatar, ad esempio, ha ritirato il miliardo che era pronto ad investire. Tutto questo avviene in Italia mentre Trump sta portando gli Usa verso l'ingovernabilità, mentre la Francia rischia di cadere nelle mani di Marie Le Pen e Frau Merkel prospetta un'Europa a due velocità. E noi lì con il super fragile governo Gentiloni. E’ come se si volesse affrontare un mare forza otto su un pedalò. A ottobre, con una legge di bilancio da 25-30 miliardi, le onde si alzeranno ulteriormente. Attenti, questa volta rischiamo davvero molto.

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