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Giovedì 23 Febbraio 2017 | 10:18

Primo bilancio della giunta Romizi

Il globalcinismo nella rete

Dopo due anni e mezzo di governo sarebbe indispensabile fare un primo, anche se ancora sommario bilancio della giunta Romizi. Purtroppo però a questa necessità si risponde con un assordante silenzio sia da parte delle forze di maggioranza che da quelle di opposizione. Mentre sulla stampa qua e là fa capolino qualche analisi che in genere però cade nel vuoto.
Se ne parla poco perchè c’è poco da dire? Dal punto di vista del già fatto il piatto piange. In compenso ogni tanto si anima il dibattito su qualche realizzazione prossima ventura, ma le idee appaiono ancora tanto vaghe e confuse da rendere difficile un reale confronto.
Ma andiamo per ordine. La maggioranza (centro-destra più civici), che Romizi con felice intuizione riuscì a mettere in piedi, usò come principale grimaldello per entrare a Palazzo dei Priori a Perugia la crisi del capoluogo e della sua immagine. La Perugia felix - colta, elegante, tranquilla - era diventata nell’informazione nazionale e internazionale la “città della droga”, “Gotham city”, “Ibiza”: un luogo caratterizzato dall’insicurezza e dalla perdizione. Il perchè si era arrivati a questo drastico giudizio è già stato più volte analizzato. E’ tempo ora di cominciare a vedere se la situazione è cambiata. Non si può non riconoscere che è parzialmente migliorata, ma quell’immagine negativa purtroppo non è stata ancora ribaltata. Le forze dell’ordine sono riuscite infatti a rendere relativamente più sicuro il centro storico (anche se proprio di recente ci sono stati tre accoltellamenti in pieno giorno), ma è peggiorata la situazione di Fontivegge e dintorni. Romizi aveva giurato che la sicurezza e la vivibilità di quella zona erano in cima ai suoi pensieri. Che ci avrebbe messo la faccia. Speriamo che alla fine del mandato siano salvi sia il quartiere che la sua faccia. Ad oggi il bilancio però è nettamente negativo.
Secondo punto qualificante di questi primi due anni e mezzo di governo non può non essere il rilancio di Perugia come città della cultura e del turismo. In questo campo, la giunta Boccali aveva iniziato un cammino interessante e aveva ottenuto i primi risultati (Palazzo della Penna, ad esempio). Inoltre il capoluogo umbro era rientrato fra le sei città italiane che avevano ricevuto un milione di euro in quanto capitali italiane della cultura. Ebbene, come sono stati usati quei finanziamenti? Che effetti hanno prodotto? Poco o niente. Tanto è vero che i passi avanti più importanti sono dovuti a due privati: il restauro dell’arco etrusco, iniziato in epoca Boccali e realizzato grazie a Brunello Cucinelli, e il restauro del pozzo etrusco dovuto agli investimenti di Ruggero Ranieri di Sorbello. Adesso le speranze sono concentrate sui progetti della Galleria nazionale.
Sul terreno dei servizi il voto a Romizi non raggiunge la sufficienza: maluccio i trasporti, idem gli asili e le scuole materne, quanto alla raccolta differenziata è addirittura calata. Per non parlare della Gesenu il cui disastro viene da lontano, ma dopo due anni e mezzo di governo forse qualche cosa di più per “cambiarne il verso” si poteva fare. Unici fiori all’occhiello: la sistemazione di piazza Grimana e di piazza Matteotti che, anche se discutibili, sono concrete realizzazioni.
Dulcis in fundo la diatriba sui “contenitori” del centro storico: dal Turreno al vecchio carcere, dal mercato coperto al dimenticato ma bellissimo auditorium di San Francesco. Ebbene, per il momento si propone e si discute. Ma questo dibattito, che raggiunge spesso punte polemiche, non approderà a nulla di buono se prima, o almeno contemporaneamente, non si cercherà di disegnare un progetto d’insieme per Perugia. Che cosa si vuole che diventi la città fra dieci, venti, trenta anni? Si opta per la costruzione del futuro capoluogo amministrativo della Macroregione? Oppure si preferisce puntare sulla cultura e sul turismo? O su altro? Nessuna cosa esclude l’altra, ma scegliere serve a stabilire le priorità. Qualunque opzione comunque non è realizzabile se non viene rotto l’isolamento infrastrutturale in cui Perugia vive. Occorre renderla raggiungibile attraverso ferrovie, strade e aeroporto. Per ridefinire poi il profilo di una città è indispensabile analizzare bene ciò che c'è e che c' è stato. E ripartire da lì. Quattro punti emergono con nettezza: la città universitaria senza dimenticare un’eccellenza come la scuola di giornalismo e il festival, l’impresa (moda e cioccolato), la musica (Amici della musica e Umbria Jazz), e infine la crescita e la diffusione del teatro. Speriamo che nel 2017 da Palazzo dei Priori arrivino buone notizie.

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