Mattarella al Quirinale: "Il mio pensiero alle difficoltà degli italiani"

Mattarella al Quirinale: "Il mio pensiero alle difficoltà degli italiani"

16.02.2015 - 17:58

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Sergio Mattarella ha seguito in tivù, con i suoi familiari, lo spoglio delle schede dei grandi elettori, poi si è recato nella sede della corte costituzionale. Qui è stato raggiunto dai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Valeria Fedeli, per la comunicazione ufficiale della notizia della sua elezione.

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Mattarella inizialmente si è limitato a dire un «la ringrazio, presidente», rivolto a Laura Boldrini. Il neo presidente della Repubblica, in completo grigio, è apparso visibilmente emozionato. Poi ha aggiunto: “Il nostro pensiero va anzittuto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini, è sufficiente così”. Poche parole che hanno fatto subito il giro dei media “on line” riscuotendo grande apprezzamento popolare.

 Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è poi recato nel pomeriggio in visita privata alle Fosse Ardeatine. “L’alleanza tra nazioni e popolo sep- pe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”, ha affermato dopo essersi fermato in raccoglimento nel luogo dell’eccidio compiuto dai nazisti nel quale furono trucidate 335 persone.

 Adesso, tornando alle formalità, Mattarella è atteso alla cerimonia ufficiale di giuramento da presidente della Repubblica, già fissata per martedì prossimo alle 10 a Montecitorio davanti al Parlamento riunito in seduta comune con la presenza dei delegati regionali.

 Intanto, eletto il nuovo capo dello Stato, c’è chi si domanda se e come lascerà un segno nella storia della nazione. Mattarella, d’altronde, da tutti stimato per serietà, coerenza e correttezza ha un passato politico- stituzionale non indifferente. E più volte ha dimostrato di essere un “uomo tutto d’un pezzo”. Pesa, tra tutti i suoi precedenti, quello che risale a quando Mattarella era stato nominato ministro della Pubblica istruzione nell’esecutivo Andreotti VI dal 1989 al 1990. Dall’incarico si dimise, insieme ad altri quattro ministri della Dc, per non votare la fiducia posta da Andreotti sulla legge Mammì, che regolamentava il sistema radiotelevisivo italiano e che, di fatto, apriva la strada a Silvio Berlusconi nell’imprenditoria del settore. È, inoltre, al nuovo presidente della Repubblica che si deve il nome della legge elettorale del 1993, sostituita poi dal Porcellum. La legge prevedeva un sistema misto, maggioritario e proporzionale.

Intanto, di certo, c’è che la sua sarà ricordata come una delle elezioni “più rapide” di un capo dello Stato Italiano. Nel 2013 il Napolitano bis fu sancito alla sesta votazione, dopo un impasse in Parlamento durato giorni. Il consenso per il presidente emerito fu alto 738 preferenze. La prima elezione di Napolitano nel 2006 fu anche breve: 4 scrutini in tutto, anche se la soglia dei consensi fu bassa: 54,8% preferenze (543 voti su 990). Lunghe ed estenuanti invece furono le votazioni che portarono all’elezione di Giuseppe Saragat e Giovanni Leone, mentre lampo furono quelle di Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, entrambi eletti al primo scrutinio. Il presidente “picconatore”, nel 1985, raccolse il 75,4% delle preferenze (752 voti su 997) grazie all’accordo trovato, tra i corridoi del Parlamento, tra Dc e Pci. La candidatura di Ciampi, invece, venne avanza nel 1999 da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema. Walter Veltroni si occupò delle trattative, ottenendo il benestare dell’opposizione di centro-destra, anche se Ciampi, che non era iscritto ad alcun partito, era molto vicino all’Ulivo. L’ex governatore della Banca d’Italia fu proclamato quindi decimo presidente della Repubblica con il 71,4% delle preferenze (707 voti su 990). L’elezione più lunga e difficile nella storia della Repubblica fu invece quella di Giovanni Leone nel 1971. Ben 23 scrutini che prolungarono i lavori parlamentari per quasi 25 giorni. Per Leone furono determinanti i voti del Movimento sociale italiano. Nei primi scrutini, il candidato ufficiale della Dc era stato il presidente del Senato, Amintore Fanfani, che si ritirò a causa dell’azione dei cosiddetti “franchi tiratori” del suo stesso partito, lasciando il passo a Leone. Il giurista napoletano detiene anche un altro primato negativo: è stato il presidente che ottenne il minor numero di consensi: 52% (518 voti su 995). Anche per il socialista Giuseppe Saragat ci vollero 21 votazioni e fu eletto con il 68,9% dei consensi (646 voti su 937). Il capo dello Stato che ottenne invece più voti fu Sandro Pertini, con l’83,6% delle preferenze, ossia 832 voti su 995, anche se ci furono numerosi scrutini, ben 16.

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