Sergio Casagrande in bianco e nero

LAPIS

Gli angeli del nuovo Cantiere dell'Utopia a Campi di Norcia

04.11.2017 - 12:26

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Se a un umbro chiedi dov’è la valle Castoriana difficilmente saprà risponderti. Perché la valle Castoriana è pressoché sconosciuta alla maggioranza degli umbri. Eppure è uno dei posti più belli e affascinanti della regione.


La si raggiunge percorrendo la strada che collega Norcia a Preci. E' uno dei luoghi più mistici e spirituali dell’Umbria. Addirittura magico, secondo alcuni. Culla di scienze, secondo altri che ricordano la presenza di antiche scuole mediche, farmaceutiche e alchimistiche.


Proprio qui, al centro di questa valle, sono nate molte delle scosse che nel 2016 hanno squassato mezzo Appennino dell’Umbria che volge verso le Marche.


Qui gli abitanti del luogo hanno sentito, per tanti mesi, la terra sferrare dei veri e propri colpi di maglio sotto i loro piedi. E qui i satelliti hanno accertato che la crosta terrestre ha subito le più forti trasformazioni proprio per colpa di quel terremoto. Trasformazioni e movimenti che hanno gravemente danneggiato il patrimonio storico e artistico che questa valle conserva, in gran numero, da secoli: chiese, pievi, abbazie, eremi, paesini fortificati, buona parte dei quali costruiti tra il XII e il XVI secolo, e tante testimonianze di epoca romana.

Il monumento più famoso tra tutti è l’abbazia di Sant’Eutizio, a Preci. Ma anche le più piccole testimonianze lasciate qui dagli uomini del passato hanno un valore inestimabile. Ora, a un anno dai forti terremoti, una delle notizie più belle e, sicuramente, la più inattesa è arrivata proprio da questa valle. E per la precisione da Campi, la frazione di Norcia tra le più flagellate dal sisma del 2016.

Tra l’indifferenza generale (purtroppo), l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma ha annunciato che si tenterà di ricostruire gli affreschi della chiesa di San Salvatore sbriciolati dal terremoto. Dipinti eseguiti tra il XII e XV secolo da Giovanni e Antonio Sparapane (tra i quali una pregevole Incoronazione della Vergine), da Nicola da Siena (la Discesa al Limbo), da Domenico di Jacopo da Leonessa e da un pittore di scuola spoletina. La chiesa di San Salvatore ha visto la sua copertura crollare proprio come la Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi. E i tanti affreschi che conservava sono finiti in polvere e frantumi, allo stesso modo di quelli - ben più rinomati - delle volte di Assisi.

Sarà un lavoro certosino, difficilissimo. Un altro grande Cantiere dell’Utopia, come quello che fu allestito ad Assisi, dopo il sisma del 1997, per ricostruire la volta crollata della Basilica di San Francesco e per recuperare pezzo per pezzo i dipinti di Giotto e Cimabue. Un Cantiere dell’Utopia, però, che, almeno per ora, non ha riscosso neppure una minima parte della grande attenzione mediatica che fu riservata agli affreschi di Assisi.

Eppure le opere che ci si accinge a recuperare hanno un’importanza, per il territorio locale ma anche per il patrimonio nazionale, che non può essere considerata da meno. Basta vedere le fotografie di questi affreschi che si trovano su internet per capire che si tratta, comunque, di opere pregevoli, dal valore inestimabile.

La differenza, questa volta, sta solo nel fatto che l’operazione di recupero non verrà tentata sul posto, ma a Roma, direttamente nei laboratori dell’Iscr, perché i danni subiti dalla chiesa e il luogo dove sorgeva presentano degli impedimenti logistici. Ma se il miracolo sarà compiuto i dipinti potrebbero tornare al loro posto, nella chiesa di San Salvatore se questa, però, verrà riedificata pietra su pietra (chissà se si troveranno mai i fondi necessari o se ci saranno benefattori o gare di solidarietà...).

Il lavoro è titanico. Sarà un’operazione lunga, certosina, ma il successo compiuto con il grande puzzle di Assisi dimostra che l’obiettivo non è impossibile. E quando sarà raggiunto l’Umbria potrà riavere un tesoro che altrimenti rischiava di andare perso per sempre. Un tesoro che la maggioranza degli umbri, pigra nel girovagare nella propria terra, non sapeva neppure di avere. Ma non per questo meritevole di essere cancellato. Non sappiamo a chi è venuta l’idea di un’operazione del genere. Ma a costui o a costoro va sicuramente un elogio e un augurio di buon lavoro. Il nuovo Cantiere dell’Utopia, magari lavorerà a riflettori spenti, lontano dalle telecamere e dal circo mediatico, ma ha sicuramente il sostegno e l’apprezzamento di chi, quegli affreschi, era riuscito a vederli intatti anche una sola volta.

Sergio Casagrande
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: @essecia

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