Sergio Casagrande in bianco e nero

Lapis

Ex Fcu - Il treno dei desideri sul binario che non c'è

30.09.2017 - 12:06

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Proprio quando il trasporto ferroviario sta vivendo una nuova giovinezza in tutta Italia e Perugia continua a sognare di poter toccare un giorno, almeno con un dito, l’alta velocità, l’Umbria vede paralizzata quella che, almeno sulla carta, è la spina dorsale della sua rete ferroviaria.
La Ferrovia centrale umbra - 157 chilometri di binari dal capolinea nord (Sansepolcro) a quello sud (Terni), dei quali ben 153 tutti in Umbria - da mercoledì scorso è a riposo, in attesa di lavori di ristrutturazione non più rinviabili se si vuole viaggiare in sicurezza.
Il servizio di trasporto viene ora garantito solo dagli autobus e non vedranno più transitare un convoglio ferroviario, per molto tempo, le 54 stazioni e fermate (un numero che può sembrare incredibile, ma questo è, a conferma dell’utilità “capillare” che può offrire - se sfruttata in tutte le sue possibilità - una linea del genere).
Rete ferroviaria italiana e la Regione, per bocca della presidente Catiuscia Marini e dell’assessore alle Infrastrutture e Trasporti Giuseppe Chianella, promettono che il primo stralcio di lavori sarà concluso in tempi relativamente brevi, visto che il primo cantiere verrà aperto già il prossimo lunedì.
Per parlare di date certe occorre ancora attendere i risultati di una “tac” sulla linea da eseguire con un convoglio speciale, ma è dato per molto probabile che già da gennaio 2018 si possano rivedere convogli ferroviari in circolazione almeno sulla tratta Umbertide - Città di Castello. Poi, si andrà avanti secondo un piano che ripartisce i lavori nei tratti tra Ponte Felcino e Ponte San Giovanni, Papiano e Marsciano, Todi e Massa Martana.
I tempi totali, quelli cioè per il ripristino completo del servizio sulla linea, sono, per ora, stimati da un minimo di 20 mesi a un massimo di 3 anni.
I pendolari, quindi, devono pazientare. Perché tutti si sono impegnati a fare la loro parte per scongiurare il peggio temuto dai più pessimisti: ovvero il mancato ripristino dell’intero servizio ferroviario per mancanza di fondi.
Per quanto ci riguarda, noi siamo tra gli ottimisti. Quelli che pensano che la travagliata storia della Ferrovia centrale umbra, a un secolo dalla sua nascita (poco più o poco meno, secondo quale anno si vuol far ricadere il suo compleanno), abbia ancora una lunga vita davanti a sé.
Le possibilità ci sono tutte. E, stando alle parole e alle promesse, anche le volontà.
Non scorgiamo, però, ancora qualcuno che si domandi seriamente cosa fare di questa ferrovia il giorno in cui tornerà efficiente. E che si rimbocchi fin da ora le maniche presentando un piano o almeno una proposta per far ripartire i treni sul binario giusto.
Lasciare la Fcu solo al servizio pendolare, quasi fosse una metropolitana extraurbana, potrebbe non bastare. Perché per muovere un treno, ci vuole tanta energia, soprattutto finanziaria. E guardando la linea ferroviaria sulla cartina dell’Umbria, leggendo il lungo elenco delle sue stazioni e stazioncine e constatando la possibilità di collegarsi direttamente con la linea per Roma, viene da domandarsi come mai nessuno, in tutti questi anni, abbia ancora messo a punto un serio progetto per sfruttarla anche turisticamente. Magari, integrandola alle offerte e alle tante possibilità dei singoli territori. Ma le idee, confrontandosi, potrebbero essere molte di più.
Approfittare della sosta e ragionare a treni fermi, insomma, alla fine, potrebbe anche risultare davvero utile all’Umbria: ma ci vorrebbe un dibattito che non viaggi solo sul binario delle polemiche, delle proteste, delle provocazioni. E della permalosità.

Sergio Casagrande 

sergio.casagrande@gruppocorriere.it

Twitter: @essecia

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