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Lunedì 20 Febbraio 2017 | 05:11

Più tutela al bello dell'Umbria

Sergio Casagrande in bianco e nero

Il bello è bello. E, se lo è, lo resta nei secoli. Poi c’è quello che piace. E quello che non piace.
Di certo non piace tutto ciò che deturpa, distrugge, denigra o offusca il bello. Come tante costruzioni, troppo spesso senza arte né parte, che sono sorte nella nostra regione soprattutto nell’arco degli ultimi 50-60 anni (ma non solo) a ridosso di tante indiscutibili belle testimonianze sopravvissute al passato. O come quelle opere dell’uomo che sono spuntate sulla scena di tanti scorci e panorami unici. Panorami invidiabili e invidiati.
Ecco, quindi, che la notizia che arriva da San Niccolò di Celle, nella piana perugina, dove un comitato di cittadini sta raccogliendo donazioni per comprare e abbattere due palazzoni che imprigionano un intero castello medievale, non può che essere accolta con piacere ed elogiata. Con il rammarico, però, che anche questa volta debba essere l’iniziativa dei privati a muoversi. E, soprattutto, debba essere essa a porre il giusto rimedio alle scelte sbagliate fatte nel passato.
Quello di San Niccolò di Celle, infatti, è un caso emblematico. Uno dei tantissimi presenti, quasi ovunque, nel nostro territorio. Perché, se ci guardiamo attorno, di situazioni del genere, purtroppo, in Umbria ne abbiamo davvero tante. Troppe. Come quelle che, in tempi ormai remoti ma anche a noi vicini, hanno consentito e continuano a consentire la prolificazione di tanti edifici - scriteriati dal punto di vista estetico e totalmente avulsi dal contesto che li circonda - a ridosso o perfino dentro i nostri grandi e piccoli centri storici. O come quelle che sono finite e continuano a finire per incidere in maniera determinante e pesante sul paesaggio della nostra regione.
Forse, sempre guardandoci attorno, i paletti che sono stati messi finora dalle nostre amministrazioni pubbliche sono ancora pochi. O, comunque, restano insufficienti a preservare i veri tesori dell’Umbria: l’ambiente, i suoi centri storici e le sue testimonianze storiche.
Altrimenti oggi - solo per citare alcuni casi - non avremo certe pale eoliche sulle vette dell’Appennino; non avremo certe colline devastate dalla semina dei pannelli solari; e potremmo godere in pieno di certi scorci, come quello che ci offriva, ancora pochi anni fa, transitando sulla statale “Centrale Umbra”, la Porziuncola con Assisi alle sue spalle o la vista del castello di Sant’Eraclio, la San Gimignano umbra che accoglieva nel Folignate i viandanti in transito sulla Flaminia.

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