Sergio Casagrande in bianco e nero

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I terremotati del turismo: cosa fare per riprendersi e non dare colpe alla stampa

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Uno stillicidio di scosse che sembra non voler concedere tregua. La “crisi sismica” - come la chiamano all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - ancora non si placa: dal 26 agosto sono stati superati i 40.000 movimenti tellurici. Una situazione stressante che mette a dura prova gli umbri. E non solo quelli con lo status ufficiale di terremotato riconosciuto dallo Stato. A oltre quattro mesi dall’inizio dell’emergenza, infatti, si scopre che c’è un’altra fetta di popolazione della nostra regione gravemente danneggiata dal sisma. Quella formata da chi lavora, direttamente o indirettamente, col turismo, con un impiego cioè che va dalla ricettività alla ristorazione, dalla logistica ai trasporti e include anche il commercio. Anche costoro sono terremotati; e pure loro hanno subito e continuano a subire gravi danni. Anche se si trovano in località molto distanti dalle aree del cratere e anche se le scosse non hanno provocato conseguenze “fisiche” ai loro beni e alla loro persona, non sono da considerare terremotati di secondo piano. Perché questo sisma, oltre a devastare le aree epicentrali, sta mettendo realmente in ginocchio anche quelle zone che il terremoto lo hanno sentito soltanto passare. Ma mentre per i terremotati dell’epicentro si sta già facendo molto, per questi nuovi terremotati nessuno - tranne qualche caso sporadico e scarsamente incisivo - sembra essersi ancora fattivamente mobilitato per tendere una mano.


Per l’improvvisa scomparsa di turisti e forestieri dall’Umbria, qualcuno dà la colpa a certi giornali e alle televisioni nazionali, ree - a dire degli stessi - di enfatizzare troppo l’emergenza con un’informazione roboante anche quando si verificano lievi scosse e di generare confusione nell’opinione pubblica con informazioni imprecise. Come quando c’è chi indica Perugia o genericamente la sua provincia come il luogo degli epicentri.


Ma la stampa fa soltanto il suo dovere e si basa sulla lettura di bollettini ufficiali che, nelle loro sintesi preliminari, spesso indicano solo le province e i loro capoluoghi nei quali ricadono i territori degli epicentri.
In un’epoca in cui buona parte dell’informazione e - soprattutto la disinformazione - la fanno, ormai, i social network, non si risolverebbe di certo il problema della paura che genera solo il sentir pronunciare la parola terremoto imponendo alla stampa dei limiti o costringendola a dare notizia solo degli eventi più gravi.


Per aiutare i terremotati del turismo - ci sia permesso di chiamarli così per sintetizzare l’intera categoria - non ci vuole meno informazione, ma occorre mobilitarsi con sostegni immediati. Sostegni come: aiuti economici e, magari, anche fiscali che permettano di far sopravvivere chi rischia di soffocare; campagne pubblicitarie che spieghino che c’è un’Umbria da scoprire e da gustare senza pericoli; forme che possano certificare l’antisismicità delle strutture ricettive; eventi ed iniziative promozionali su vasta scala e a tamburo battente che mettano in luce, anche al di fuori dei confini nazionali, le qualità della regione.


Gli stessi terremotati del turismo non dovrebbero piangersi addosso o scaricare colpe su chi non le ha. Ma se vengono lasciati soli o sostenuti solo con le parole, come fanno a trovare lo stimolo e la forza per resistere e ripartire?
Mancano ancora le cifre ufficiali, ma è certo che le vacanze di fine anno hanno segnato il crollo degli arrivi in tutta la regione. Orvieto, con Umbria Jazz Winter, tuttavia si sarebbe salvata. A dimostrazione che, comunque, tra i turisti non tutti fanno dell’Umbria un sinonimo di territorio pericoloso e di terremoti in agguato.


Bisogna, insomma, non attendere oltre. E passare a qualche fatto concreto e immediato... Se ci si fosse mossi prima, forse, i danni sul turismo oggi sarebbero stati minori, perché si era già capito subito che l’aria natalizia non era delle migliori. Ma cercare ora un colpevole è come perdere ulteriore tempo in una guerra contro i molini a vento, mentre sarebbe bene rimboccarsi le maniche per gettare le basi per la primavera che è dietro l’angolo.


La situazione che si è creata è solo colpa della natura di gravi eventi che abbiamo ancora una volta sottovalutato nei loro possibili effetti collaterali. Gravi eventi che, purtroppo sono caratteristici e nemici inseparabili della nostra terra.
E’ giusto che la ricostruzione delle località terremotate parta spedita. Ma deve partire spedita anche la ricostruzione del turismo terremotato.

sergio.casagrande@gruppocorriere.it

Twitter: @essecia

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