Sergio Casagrande in bianco e nero

Sognando la strada "verde"

01.01.2017 - 16:18

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In tutta Europa la notizia che arriva dalla Francia è stata accolta con grande interesse e soddisfazione. In Normandia è stata appena inaugurato il primo tratto di strada al mondo con il piano viabile realizzato con pannelli solari invece che con una  colata di asfalto.

I benefici sarebbero molteplici: un piano liscio come un tavolo da biliardo; la possibilità di produrre energia elettrica dal solare in grande quantità e senza un pesante impatto visivo all’ambiente; la riduzione drastica del sollevamento delle polveri per colpa del traffico.
Solo per quanto riguarda l’energia si dice che un'autostrada appena di 20 chilometri sarebbe in grado di ritrovarsi illuminata a giorno e di far illuminare perfino un centro abitato di media grandezza con tutte le sue frazioni e paesini circostanti.
Ma la stessa notizia che è stata presa come una manna per l’ambiente dagli altri europei, a noi automobilisti italiani scatena l’ironia.
E fa sorridere perché, domandosi come un fondo stradale del genere possa essere in grado di garantire una resistenza sufficiente al peso del traffico e un grado di sicurezza elevato in tutte le condizioni atmosferiche, il pensiero va subito alle condizioni, ormai comuni, alla maggioranza delle strade del nostro Paese.
Tolte quelle arterie che si percorrono a pagamento, buona parte del resto della rete stradale italiana, infatti, langue in uno stato pessimo proprio per colpa delle condizioni del fondo stradale.
Trovare una buca (e magari fosse solo una...) lungo il nostro percorso è ormai diventata una consuetudine alla quale tutti ci siamo abituati.
Una consuetudine che ci fa ormai considerare normale viaggiare sulle corsie di sorpasso delle superstrade (le meno devastate) e che, soprattutto, oltre a debilitare le condizioni dei mezzi, mette a rischio costantemente la sicurezza di chi è in viaggio.
Ovvio, quindi, che il solo pensiero che una qualsiasi strada italiana venga trasformata, come si sta sperimentando in Francia, in una lunga striscia di pannelli solari ci faccia sorridere. Ma anche temere: temere che se un giorno avvenga davvero si debba costantemente forare.
Se, infatti, già una strada d’asfalto dall’apparenza di una solidità quasi granitica, per colpa dei mezzi pesanti oltre i limiti di carico e per colpa della scarsa manutenzione, si spacca e si ritrova piena di buche, cosa potrà accadere, se per gli stessi motivi, avremo una strada fatta di pannelli solari costituiti da vetro e derivati del silicio?
Chi ha progettato la strada a pannelli solari e chi la sta sperimentando è convinto che il via vai dei mezzi, anche pesanti, non possa costituire in nessun caso un pericolo.
E, comunque, confida nei controlli delle forze dell’ordine e nell’impegno dei gestori delle strade.
Ma, forse, non ha mai guidato in Italia...
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: @essecia

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