Sergio Casagrande in bianco e nero

L'ansia da governo terremotato

10.12.2016 - 10:33

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Dopo l’apertura della nuova crisi politica sono ore febbrili, quelle di questi giorni, anche per le popolazioni terremotate dell’Italia centrale.
In ballo ci sono i molti impegni già presi e le tante promesse fatte da un governo che, dopo il voto referendario del 4 dicembre scorso, è venuto giù con la stessa velocità con cui il sisma ha sbriciolato case e chiese. si era partiti col piede giusto, ma ora gli impegni verranno rispettati? E i tempi saranno rapidi?
A queste due domande ha cercato di dare una risposta rassicurante chi, intanto, resta saldo al suo posto: il commissario per la ricostruzione Vasco Errani (il suo incarico, salvo sorprese, scadrà solo il 17 settembre 2017). “Non c’è alcun rischio di abbandono o rallentamenti”, ha dichiarato in un’intervista a Tv2000.
In effetti ad Amatrice, Norcia, Arquata del Tronto e in tutte le altre località piegate dagli scossoni della terra si continua a lavorare alacremente come se, oltre al devastante terremoto, null’altro fosse accaduto. Si preparano le aree per i moduli abitativi; si continuano a rimuovere la macerie; e si prosegue nelle verifiche e nelle operazioni di messa in sicurezza. Ma tra i terremotati e, soprattutto, tra i loro sindaci, l’ansia sta crescendo. Perché oltre al fatto che la terra continua a tremare senza tregua (a memoria d’uomo vivente nessuno, in Italia, ricorda uno sciame così intensamente lungo) è, in effetti, improvvisamente diventato impossibile trovare un valido interlocutore più in alto del commissario per la ricostruzione e dei rappresentanti delle massime istituzioni regionali.
Il capo del governo e i ministri sono dimissionari; i parlamentari sono alle prese con le grandi manovre della politica. E per giunta i riflettori dei grandi media che per settimane erano stati puntati sulle località ferite si sono spenti focalizzando l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale solo sulla caduta del governo.
Errani ha fatto notare che, comunque sia, già c’è in vigore l’ordinanza sui lavori “leggeri” grazie alla quale si possono avviare le opere di ripristino delle case inagibili per danni lievi. E ha spiegato che, con l’avvenuta approvazione della manovra, si può procedere a interventi di miglioramento e adeguamento sismico beneficiando di forti sconti fisali.
In verità, però, manca ancora l’approvazione definitiva di quel decreto che, fissando nel dettaglio tutte le regole, deve dare le gambe alla vera ricostruzione. Era stata promessa una corsia preferenziale e veloce per farlo votare prima dell’8 dicembre. Ma la tempesta che si è abbattuta sul governo non ha permesso l’accelerazione. E, quindi, dovrebbe approdare in aula, a Montecitorio, lunedì prossimo, con votazione il giorno successivo.
In effetti, sulla carta, l’assenza del governo non dovrebbe incidere sul voto, anche perché il testo ha già superato l’iter del Senato e, in Commissione, è stato messo a punto con il consenso di tutte le forze politiche. Anche di quelle che avevano fatto piovere una serie di emendamenti e di dubbi. Ma con i partiti in fibrillazione e le lotte di potere in corso, riusciranno davvero tutti ad evitare di giocare sulla pelle dei terremotati per trovarsi concordi e determinati in un voto immediato? Errani dice di sì. O, meglio - visto che, nella sostanza, ora può garantire solo per se stesso - precisa di “esserne convinto”. “D’altronde - osserva - una cosa è certa, come ha assicurato il presidente della Repubblica sarà ricostruito tutto e i cittadini danneggiati saranno risarciti”. Lo speriamo tutti davvero.

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