Sergio Casagrande in bianco e nero

La battaglia per le scuole più sicure

19.11.2016 - 17:32

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E' una battaglia giusta quella che stanno portando avanti in questi giorni i genitori di migliaia di bambini e ragazzi. Quella di avere scuole più sicure anche dal punto di vista antisismico è una richiesta sacrosanta, che non può rimanere inascoltata. Perché, tranne la Sardegna, tutta l’Italia è minacciata dai terremoti. E gli oltre 40mila edifici scolastici statali italiani sono frequentati, ogni giorno e per molte ore, da 7 milioni e 800mila alunni e studenti e un milione di insegnanti, dirigenti e personale vario.
D’altronde già solo il fatto di sapere che il patrimonio edilizio scolastico nazionale non brilla, nella media, per qualità delle sue strutture non fa dormire sonni tranquilli né a chi lavora nelle scuole, né ai genitori che hanno qui i loro figli per buona parte della giornata.
Proprio in questi giorni l’ennesima conferma di una situazione altamente preoccupante è arrivata da Legambiente che ha presentato i risultati del suo XVII Rapporto Ecosistema Scuola. Un’indagine dalla quale emerge che il 65,1 per cento degli edifici scolastici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della prima normativa antisismica (1974); che appena il 13 per cento è stato realizzato con criteri realmente antisismici; e che solo una scuola su 2 ha certificati di collaudo e idoneità statica.
Un quadro che, nei suoi tratti generali, è già stato riconosciuto da anni dallo Stato che ha erogato milioni e milioni per migliorare la situazione (solo il governo attuale ha stanziato in totale 7,4 miliardi per l’edilizia scolastica dei quali, con la legge 107 del 2015, 40 milioni specifici per l’adeguamento infrastrutturale e antisismico degli edifici). Ma è ancora troppo poco. Perché le opere già approvate procedono a rilento e di molte altre non c’è neppure una progettazione.
Legambiente, infatti, rileva che su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2 per cento degli interventi compiuti negli ultimi 10 anni ha inciso in qualche modo su temi antisismici. In particolare sarebbero appena 382 le opere di reale adeguamento contro i terremoti e 1.216 i Mutui Bei che tra gli interventi ammissibili prevedono anche l’allineamento con le norme antisismiche. Le verifiche di vulnerabilità sismica, poi, sono state effettuate solo sul 31 per cento delle scuole. In questi giorni, in Umbria, nel Lazio e anche nelle regioni limitrofe, all’indomani dei forti terremoti che hanno scosso il Centro Italia, sono sorti dei comitati per dare forza alle proteste proprio perché ci sono degli istituti scolastici che per il loro stato, almeno all’apparenza, non trasmettono fiducia e sensazioni di sicurezza. I genitori chiedono garanzie, ispezioni, controlli e la documentazione che attesti l’invulnerabilità degli edifici e la certificazione dei sistemi di sicurezza e dei piani d’emergenza che, soprattutto nelle zone riconosciute a più alto rischio sismico, non possono limitarsi al solo rispetto delle norme anti-incendio.
Certo, un pezzo di carta e una certificazione anche altamente qualificata, non daranno mai la garanzia totale della indistruttibilità di un edificio, perché in occasione di un terremoto sono tante le variabili che entrano in gioco (potenza della scossa, durata, distanza dell’epicentro, etc.), ma è sicuramente già qualcosa di buono per sapere se almeno si è in grado di offrire una difesa o se è assolutamente necessario alzare la guardia.
La prevenzione d’altronde, per essere efficace, deve coinvolgere inevitabilmente anche le scuole. Non solo dal punto di vista didattico.

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