Sergio Casagrande in bianco e nero

Quelle strade inadeguate all'emergenza

05.11.2016 - 16:07

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Il terremoto del 30 ottobre scorso non ha colpito soltanto gli edifici, i monumenti e le chiese. Ma, in una vasta area attorno all’epicentro, ha causato seri danni anche alle strade lasciando isolati alcuni centri abitati.
La principale arteria dell’area devastata, nota come la Statale Valnerina (in realtà oggi ha una nuova classificazione divisa per tratti), è rimasta interrotta per una frana che, nelle gole di Belforte, ha deviato il corso del Nera sul suo tracciato. Non è una strada di poco conto: inizia a Terni e finisce a Muccia dopo aver toccato Borgo Cerreto, Triponzo e Visso; e serve direttamente o indirettamente tutti i centri abitati della Valnerina umbra e marchigiana.
Anche la strada che si dirama proprio dalla Statale Valnerina e da Triponzo conduce a Norcia (l’attuale tratto della 685 Tre Valli Umbre, ex 320 di Cascia) è rimasta chiusa per caduta massi.
Tantissimi, poi, i tracciati secondari che hanno avuto cedimenti del manto stradale o sono stati invasi da smottamenti del terreno.
I problemi si sono mostrati fin dal primo minuto dell’emergenza: in Umbria Preci, Campi di Norcia, Ancarano, Castelluccio e tante piccole frazioni sono rimaste isolate, letteralmente tagliate fuori da qualsiasi via di comunicazione su terra. Perfino Norcia è diventata raggiungibile, dal resto della regione, soltanto attraverso tracciati secondari, tortuosi, pericolosi, lentissimi per i mezzi di soccorso. E i tempi di percorrenza anche per brevi spostamenti sono diventati lunghissimi.
I problemi per la viabilità, per giunta, nella Valnerina ferita continuano ancora oggi, a quasi una settimana dalla scossa di magnitudo 6.5 delle 7.40 di domenica.
E’ stato, insomma, un vero miracolo il fatto che la Protezione civile e le squadre necessarie per i soccorsi fossero già presenti nell’epicentro. Altrimenti le operazioni di primo intervento sarebbero state difficilissime, se non addirittura impossibili in tempi rapidi.
E’ il caso, quindi, che nell’affrontare la ricostruzione il “problema strade” venga posto tra i punti più importanti delle nuove opere di prevenzione da attuare. E queste opere non potranno di certo limitarsi (come giustamente prevede il decreto annunciato ieri dal governo) a garantire il semplice ripristino della viabilità esistente.
Occorre andare oltre. Perché significherebbe solo rimuovere i massi e procedere all’impedimento di ulteriori frane con lavori che furono già fatti nel 1979 in occasione del precedente forte terremoto di Norcia e che in questa occasione hanno dimostrato di essere insufficienti.
Per un’area considerata al top del rischio sismico in Italia non è un problema di poco conto.
Se, quindi, ipotizzare una quattrocorsie come per Colfiorito può essere considerato esagerato (per la scarsa portata del traffico e per l’impatto ambientale), è comunque necessario progettare, fin da subito, l’ammordenamento di tutto il tracciato che compone l’attuale strada detta “delle Tre Valli” perfezionandone il percorso e rendendolo tutto a scorrimento veloce (per fortuna che è stata almeno già realizzata la galleria di Forca di Cerro).
Occorrerà, inoltre, ripristinare in tempi brevi anche la transitabilità e la solidità dei viadotti di Forca Canapine. E, soprattutto, è estremamente necessario creare rapidamente quello svincolo sulla nuova superstrada Valdichienti tanto auspicato e richiesto a Scopoli di Foligno, perché da qui si può servire bene anche la Valnerina attraverso la “Sellanese”. Ma se su questo fronte l’Umbria non si fa sentire subito e forte, il rischio è che tutto si risolva semplicemente rimettendo a posto quello che il terremoto ha sfasciato. E che è sempre pronto a risfasciare.
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: </CF>@essecia

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