Sergio Casagrande in bianco e nero

Il terremoto e gli aiuti per tutti

15.10.2016 - 11:37

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Erano stati promessi tempi brevi. Ed effettivamente - almeno per le linee guida - i tempi brevi sono stati.
A meno di due mesi dal terremoto del 24 agosto il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con le prime misure concrete per le aree colpite dal sisma.
Il testo, di 53 articoli, fissa aiuti e sostegni, a cominciare dal risarcimento dei danni subiti dalle case e dagli edifici in generale fino al prestito d’onore per il riavvio delle attività produttive e la cassa integrazione in deroga per i lavoratori delle imprese coinvolte nel sisma. Senza dimenticare il rinvio di imposte e tasse per quanti (singoli e imprese) documenteranno che l’impossibilità del pagamento è strettamente connessa al terremoto.
Per stabilire, poi, gli aventi diritto ai finanziamenti definisce anche un’area che comprende 4 regioni (Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo) e copre un totale di 62 comuni.
All’indomani del varo i commenti sono stati, nella maggioranza, positivi. Ma a qualcuno non è piaciuto il fatto che le agevolazioni per la ricostruzione siano state estese anche alle “seconde case”, quelle di proprietà cioè di chi magari ha già un’altra abitazione e la residenza fuori e perfino molto lontana dalle aree colpite dal sisma.
In effetti, in occasione di altre gravi calamità naturali, le “seconde case” sono spesso state escluse. Ma in questa occasione non si può dire che non sia stato giusto inserirle nel provvedimento degli aiuti. E per un semplice fatto: perché i territori danneggiati - da Amatrice a Castelluccio di Norcia e da Arquata del Tronto a San Pellegrino - sono tradizionalmente luoghi di villeggiatura e di vacanza; e alcuni centri storici hanno visto addirittura la distruzione totale dei loro edifici.
E’ vero che in questo modo le agevolazioni vengono estese anche a chi, probabilmente, non ha subito grandi disagi e non è dovuto ricorrere a sistemazioni d’emergenza, ma bisogna tenere conto che i non residenti sono, ormai da lungo tempo, parte integrante della vita sociale di questi centri abitati e parte trainante dell’economia locale.
Se si fossero concessi gli aiuti solo ed esclusivamente ai residenti si sarebbe, in sostanza, corso il rischio di vedere una rinascita solo parziale delle aree colpite; e non si sarebbe di certo contribuito all’obiettivo di evitarne lo spopolamento con una rapida ripresa delle prospettive economiche e sociali.
L’importante, ora, è che si vigili davvero bene sulla ricostruzione. E, soprattutto, sulle richieste di aiuto che arriveranno.
Non bastano, infatti, controlli e supervisioni sulle imprese e sui professionisti. Occorre vagliare con estrema attenzione anche le richieste di danni. Perché qualche furbetto, a volte, si può nascondere anche dietro i veri terremotati accampando danni e dolori che in realtà con gli eventi che hanno motivato gli aiuti ben poco hanno a che fare.

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