Sergio Casagrande in bianco e nero

Il rischio del binario morto

08.10.2016 - 10:32

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I problemi della rete ferroviaria umbra tornano prepotentemente alla ribalta, in questi giorni, dopo la decisione di porre un freno temporaneo alla velocità dei convogli che corrono sui binari della ex Fcu. Una misura cautelare che segue la tragedia ferroviaria accaduta in Puglia nei mesi scorsi e che è imposta dalla necessità di garantire la massima sicurezza su tutte le linee italiane.
Al di là delle polemiche sorte attorno al provvedimento specifico, è positivo che si torni a parlare dello stato delle nostre linee ferroviarie perché il dibattito sta permettendo di riaccendere i riflettori su una serie di criticità che sono diffuse su tutto il territorio umbro. E - tralasciando la qualità di alcuni servizi e lo stato di molti convogli - ci riferiamo, in particolare, allo stato infrastrutturale di buona parte dei tratti ferroviari che attraversano la regione.

L’Umbria, infatti, non ha problematiche solo sulla linea Sansepolcro-Perugia-Terni (che necessita di forti rinnovamenti infrastrutturali), ma le ha anche sulla Terni-L’Aquila-Sulmona, sulla Foligno-Perugia-Terontola e, soprattutto, sulla Orte-Foligno-Falconara. Tutte presentano pesanti lacune o, comunque, necessità di interventi diventati ormai palesemente irrinviabili, a cominciare dal permanere di alcuni passaggi a livello perfino nei centri urbani.
La Orte-Foligno-Falconara, in particolare, attende il completamento del raddoppio da troppi anni. Alle porte di Spoleto un cantiere che potrebbe veder conclusi i lavori rapidamente è, invece, abbandonato e fermo da mesi. Mentre tra Terni e Spoleto e tra Foligno e Fabriano si viaggia tuttora sui tratti ottocenteschi tracciati ai tempi di Pio IX.
Anche la Foligno-Perugia-Terontola meriterebbe il raddoppio; soprattutto nel tratto tra Foligno e Perugia-Ponte San Giovanni che, non essendo un’opera titanica per la sua breve distanza, risolverebbe di punto in bianco tutti i problemi che oggi impediscono al capoluogo regionale di avere un buon collegamento con Roma. Sarebbe, infatti, il modo più rapido e relativamente economico per portare con una frequenza accettabile almeno i Frecciargento direttamente alle porte di Perugia.
La Terni-L’Aquila-Sulmona, poi, non è ancora neppure elettrificata e non espleta più un servizio di trasporto merci su lungo raggio.
Insomma, ben venga il nuovo dibattito che si è acceso attorno ai problemi delle linee ferroviarie. Ma si evitino campanilismi e battaglie politiche volte esclusivamente ad accrescere (o a non perdere) consensi solo sui territori che costituiscono i bacini elettorali.
Se le nostre linee ferroviarie non imboccano la discesa del rinnovamento è tutta l’Umbria che rischia di essere penalizzata.
Il futuro, infatti, è l’alta velocità, da non intendersi solo ed esclusivamente come quella possibile con treni come i Frecciarossa. Il trasporto ferroviario si sta evolvendo rapidamente in tutto il mondo con una rapidità che non si è mai vista prima. E la qualità del trasporto su ferro dipende sempre di più dallo stato delle linee sulle quali i convogli di nuova generazione possono muoversi.
Non avere linee efficienti significa rischiare di rimanere su un binario morto. O eternamente agonizzante.

sergio.casagrande@gruppocorriere.it

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