Sergio Casagrande in bianco e nero

La guerra agli schiavi del cellulare

01.10.2016 - 10:37

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E’ di questi giorni la notizia che, tra le cause degli incidenti stradali più gravi in Italia, si pone ai primi posti l’uso degli smartphone da parte degli automobilisti.

C’è, evidentemente, chi è diventato talmente schiavo del telefonino che non riesce neppure a separarsene quando è al volante. Ma, per rendersene conto, non era necessario attendere le statistiche. Sarebbe bastato fermarsi, anche solo per pochi attimi, a guardare gli automobilisti che transitano lungo una qualsiasi strada per verificare che sono davvero in tanti a guidare con lo smartphone in mano. Un uso, quello del telefonino alla guida, che è diventato naturale per tantissimi italiani. Anzi, un uso-abuso che per gli italiani non è di certo una novità, visto che queste stesse scene si potevano osservare già agli albori della telefonia mobile.
Ma rispetto al passato, oggi, c’è una grande differenza che aggrava la situazione: i telefonini di un tempo erano solo apparecchi per telefonare; quelli di oggi sono una sorta di micro tablet che ti obbligano a impegnare, per il loro funzionamento, anche molto tempo. E possono distrarre, sicuramente, molto di più.
Ovvio, quindi, che anche solo pensare di poter chattare o interagire con Facebook, Twitter e quant’altro usando il proprio telefonino, quando si dovrebbe invece essere concentrati nella guida, può rivelarsi un comportamento pericolosissimo. E, addirittura, criminale.
Ora, resisi tutti conto della gravità della situazione, c’è chi propone di obbligare le forze dell’ordine ad operare - quando si verifica un incidente particolarmente grave - il sequestro dei telefonini degli automobilisti coinvolti in modo da indagare sull'uso che ne è stato fatto nei momenti immediatamente precedenti il sinistro. Così per sanzionare, con le pene più severe, chi ha provocato l’incidente distraendosi con lo smartphone. Ma si dimentica che esiste già un Codice della Strada che, all’articolo 173, vieta “al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici e anche di usare cuffie sonore” e consente invece l’uso di “apparecchi a viva voce”.
La possibile soluzione, quindi, c’è già e non c’è certo il caso di fare nuove leggi straordinarie: basterebbe dotare le forze dell’ordine di personale sufficiente a effettuare maggiori controlli sulle strade (che per carenze di organico stanno diventando una vera rarità); e obbligare le case costruttrici di veicoli (e non solo di auto) a inserire nelle dotazioni di serie i vivavoce, visto che quelli di nuova generazione integrano anche l’uso dei social network e delle varie applicazioni grazie ai comandi vocali e lo limitano quando si tentano interazioni che possono costituire livelli di pericolosità alla guida.
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: @essecia 

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