Sergio Casagrande in bianco e nero

"Casa Italia" non resti uno slogan

10.09.2016 - 12:54

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Renzi lo ha chiamato “Casa Italia”. Ma in realtà è un progetto molto vasto che non si limita alle mura domestiche, ma va dalla messa in sicurezza delle abitazioni private, all’adeguamento di tutti gli edifici pubblici e non tralascia le strutture ricettive, i beni archeologici e culturali e gli immobili adibiti a luoghi di lavoro. “Casa Italia”, quindi - lo ha spiegato personalmente il premier -, è lo slogan scelto per sintetizzare la volontà di fare, finalmente, le cose sul serio. Sia sul fronte della prevenzione sismica che su quello della limitazione dei rischi idrogeologici, senza deviare dal percorso già tracciato per l’efficienza energetica degli edifici.
Il terremoto del 24 agosto scorso che ha distrutto Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, quindi, ha avuto almeno un effetto positivo. Quello di dare anche uno scossone alla macchina della politica italiana che sul fronte della prevenzione delle calamità naturali nel nostro Paese ha fatto finora troppo poco. E quel poco, molte volte, lo ha pure fatto male.
Ben vengano, quindi, le proposte che l’attuale governo ha annunciato di voler mettere a punto. Perché dimostrano che si parte col piede giusto. C’è la volontà; e gli obiettivi sono stati subito ben individuati, a cominciare dall’immediata introduzione di più consistenti sgravi fiscali per chi sottoporrà i propri immobili a interventi di miglioramento. Ed è stato subito chiarito che, per essere incisivi, ci vorranno il coinvolgimento e la collaborazione di tutti i soggetti che dovranno scendere in campo (a cominciare dalle imprese e dalle categorie professionali) per far maturare concretamente il progetto. Ottima anche la proposta che vorrebbe creare delle offerte da presentare ai privati per operazioni di messa in sicurezza e consolidamento “chiavi in mano”: una sorta di pacchetti di lavori, ripartiti su una scala di necessità e a prezzi standardizzati, che permettano al cittadino di sapere subito gli oneri da affrontare di tasca propria, conoscere i benefici e avere la garanzia di non trovare sorprese nei conti al termine delle opere.
Ma i nodi da sciogliere sono, comunque, ancora tantissimi. A cominciare da chi (persona o ente) sarà chiamato a certificare l’esecuzione corretta dei lavori. Quali responsabilità avrà. Quali procedure dovrà seguire. E quale formazione e competenza (per lui o esso) sarà necessaria.
L’impresa - come abbiamo già osservato altre volte - è titanica, perché - per essere davvero efficace visto i rischi che l’Italia corre, tra terremoti, alluvioni e possibili eruzioni - dovrà coinvolgere l’intero Paese e interessare tutti gli edifici presenti sul territorio. Centri storici, periferie, borghi storici rinomati e paesini sperduti: più del 70 per cento dell’intero Stivale è tutto da consolidare.
“Casa Italia” sarà inevitabilmente un progetto lungo. Lungo (sicuramente più del decennio auspicato dal premier) e dispendioso di ingenti forze ed energie, se veramente si vuole rendere tutta l’Italia più sicura e ridurre al minimo la probabilità di tornare a contare centinaia e centinaia di vittime. Ecco, quindi, che ora l’auspicio non può che essere che si prosegui sulla strada che è stata tracciata, con la stessa rapidità con cui è stata aperta. E con quell’unità di intenti che Renzi ha auspicato chiamando a una responsabilità collettiva tutti gli schieramenti politici. Ma l’attuale governo e questo parlamento saranno in grado di portare avanti un impegno così grande? E, soprattutto - vista la situazione politica e le nubi che sono tornate ad addensarsi sul prosieguo della legislatura -, avranno il tempo almeno per avviarlo concretamente? Chissà... Intanto, non si può che essere soddisfatti: la marcia inserita è quella giusta. E, visti gli anni finora persi senza mai nemmeno ipotizzare un progetto di messa in sicurezza su larga scala, non è poco.

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