Sergio Casagrande in bianco e nero

La rinascita delle terme di Triponzo

23.08.2016 - 15:18

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Chi ha avuto modo di percorrere la statale Valnerina in direzione di Preci e Visso, poco dopo il bivio per Norcia probabilmente si è domandato cos’è quell’odore di zolfo che ti assale quando stai per affrontare le gole tra le curve di Triponzo. E’ l’aria di uno dei posti più magici dell’Umbria. L’aria di un luogo dove la natura regna sovrana e mostra all’uomo tutta la sua forza e la sua bellezza. Triponzo, dal latino Tripontium, luogo dei tre ponti, è una frazione di Cerreto di Spoleto sorta all’incrocio dei due fiumi che costituiscono l’anima e la linfa vitale della Valnerina: il Corno e il Nera. Una località di poche decine di abitanti che, da secoli, ha un’ambizione: essere un centro termale di grande richiamo turistico. E sì, perché quell’aria che sembra uscire dalle viscere della terra altro non è che il profumo (o la puzza, secondo gli olfatti) delle acque sulfuree che in questo luogo sgorgano da epoche remote mostrando proprietà terapeutiche per il corpo e la psiche. Proprietà che spinsero i ciarlatani (parola che deriva da cerretani, abitanti di Cerreto) a farne - in buona e, a volte, anche in cattiva fede - un’acqua dalle capacità miracolose.
Sfruttate già all’epoca dei Romani e note perfino a Virgilio, queste acque sono, comunque, effettivamente riconosciute come benefiche. Furono utilizzate per creare dei bagni termali tra il ’400 e il ’500. Ma il primo vero progetto per farne un centro termale in grande stile risale alla fine del 1800 quando fu creato quell’edificio con un lungo porticato che ancora è visibile alla destra del Nera. Poi, però, con l’avvento dell’energia idroelettrica (che proprio qui a Triponzo vede ancora oggi la presenza di una centrale) e dopo una serie di errori che finirono per condizionare la portata delle sorgenti, il luogo cadde in un rapido declino. Un declino che sembrò essere destinato a interrompersi una trentina di anni fa, quando si cominciò a parlare e a riprogettare un centro termale. E che, invece, a causa di terremoti e varie problematiche, è durato fino ai giorni nostri. Ma per le terme di Triponzo - o meglio, per i Bagni di Triponzo, come storicamente venivano chiamati - siamo alla vigilia di una nuova alba.
Il prossimo 10 settembre verranno riaperti i battenti dell’antico complesso termale; e verranno inaugurati i lavori che hanno permesso di recuperare le strutture create il secolo scorso e di crearne di nuove. Un’area di ben 50mila metri quadrati, completamente immersa nel verde più verde della Valnerina; con una grande vasca che sfrutta 18 sorgenti di acqua termale verde smeraldo, più una spa di 1.700 metri quadrati con altre 4 vasche termali, hammam e centri per i massaggi, la medicina estetica e il benessere. Merito di un project financing che ora è chiamato a mostrare i suoi frutti e la capacità di saper davvero funzionare dando benefici all’economia di tutta la Valnerina. Ma dal successo di questa scommessa che si è voluti giocare a Triponzo può dipendere anche molto del futuro di altre aree dell’Umbria. Perché di zone con possibilità di vocazioni termali, la nostra regione non è certo povera.
Tolte le iniziative private che lo fanno già (le terme Francescane di Spello, per citare solo la più recente), il territorio regionale offre ancora numerose sorgenti ed acque che si possono sfruttare per il turismo termale. E molte di questi sono in luoghi davvero unici dal punto di vista ambientale: la sorgente di San Bernardino, a Bettona e le tane del Diavolo a Parrano, per citarne solo un paio.
Con questo non diciamo che è giunto il momento di cementificare questi luoghi e di farne dei turistifici. Ma, forse, è almeno il caso di cominciare a promuoverli un po’, visto che perfino la maggioranza di noi umbri neppure ne ha sentito parlare.
Poi, di casi come Triponzo, nella regione ne abbiamo almeno un altro: Nocera Umbra, con i suoi bagni che, se recuperati, potrebbero dare una sterzata non indifferente all’economia di un territorio che oggi si ritrova in ginocchio.
Un plauso, quindi, a chi si è battuto e ha lavorato in tutti questi anni superando anche gli ostacoli più insormontabili per il recupero degli antichi Bagni di Triponzo. E l’augurio che la prossima riapertura possa riportare rapidamente alla vita quest’angolo dimenticato dell’Umbria.
A proposito... Quanti sanno che proprio qui, nella Balza Tagliata delle gole di Biselli, ancora oggi si vede una rarissima testimonianza di archeologia militare? Un sentiero che si dice essere stato scavato nella roccia dai legionari romani.
Magica Valnerina, ricca di storia, di misteri e di tesori della natura... Se qualcuno pensasse un po’ più a te, forse non avremmo mai visto cadere nell’oblìo i Bagni di Triponzo. Forse oggi potresti sfruttare anche tu uno sbocco sulla nuova superstrada Valdichienti (grazie al fantomatico svincolo di Scopoli). E, forse, buona parte di quel 47 per cento di italiani che è convinto che la tua cascata delle Marmore sia sulle Alpi (la notizia l’abbiamo pubblicata questo giovedì) saprebbe che, invece, è qui. E verrebbe anche ad ammirarti...

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