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Convenienze ospedaliere

06.12.2016 - 10:21

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La notizia che sta dominando in questi giorni sull’Ospedale di Saronno ci ha lasciato non poco sconcertati. Come potenziali pazienti, ma anche come lavoratori, madri, mariti, nonne. Un ambiente lavorativo, ma soprattutto di servizi all'utenza, gestito all'insegna dei più sfacciati interessi privati e patologie psicologiche individuali. Quelli appena lambiti dalla cronaca - e, per fortuna, ci verrebbe da dire - sono i minori che, pure, sono stati coinvolti dalle vicende per le quali non esistono aggettivi. Non per mano esterna, come accaduto per i pazienti che hanno avuto la sfortuna di rivolgersi a quel pronto soccorso, bensì da quella che li ha generati. Il poco che è filtrato, probabilmente dovuto alla volontà-dovere degli inquirenti di difendere la loro tenerissima età è bastato per capire che la loro mamma, per l'amore travolgente, cieco ed irrazionale verso un uomo differente da quello che li ha cresciuti, era disposta anche ad ucciderli. Anzi, aveva cominciato a farlo lentamente con la somministrazione di calmanti senza rinunciare a coinvolgerli, in un rapporto di assoluta complicità, nei suoi propositi omicidiari. Ed il piccolo di 11 anni appena, forte dell'erudizione avvenuta nella ludoteca del paese fatta di Lego NinJago e di Tartarughe Ninja, suggerisce alla madre l'uso della Katana per eliminare i parenti scomodi. Non nomina Jay, il Ninja del fulmine, ma sa bene che oltre alla katana, ha anche il “sai con catena”, perfettamente equipaggiato per qualunque missione e con lui “anche per il peggiore dei cattivi non c’è scampo” recita il sito Lego su Amazon che in soli due giorni e 8,29 euro te lo recapita comodamente a casa, accessoriato di tutto l’armamento. Ma la madre-docente gli spiega che “l’unico omicidio perfetto è quello farmacologico” perché è il solo che non lascia tracce dei farmaci, mentre con la katana devi poi far sparire il corpo a meno di non far tagliare i fili o tirare l’olio dei freni alla zia. Non le sembra neppure suo figlio perché non sa che un omicidio va programmato. E non si sofferma neppure un attimo a pensare che Jay non parla, ma agisce senza porsi il problema di dove collocare i cadaveri dopo l'uso della katana. Lui li elimina e basta, lei no, invece, progetta. E dalle intercettazioni si legge che “non è una cosa da fare sull’impeto del momento, cioè la devi progettare qualche tempo prima e poi la fai sull'impeto del momento ma... devi proprio... strutturarla, programmarla”, come il suo amante si affanna a suggerirle quando le mancano le parole. Quello stesso a cui, per compiacerlo, offre anche di uccidere i suoi figli. Finora tutti, credenti o meno, conoscevamo l'episodio della Genesi che parla del sacrificio di Isacco dove Dio per mettere alla prova la fede di Abramo, gli ordina di uccidere il proprio figlio e lui, senza esitazione alcuna, si reca sul monte Moriah per eseguirlo. Abramo è mosso dalla fede che non gli consente neppure un dubbio su quella richiesta perché “egli sapeva che era Dio, l’Onnipotente, che lo metteva alla prova: sapeva che si poteva esigere da lui il sacrificio più duro: ma sapeva anche che nessun sacrificio è troppo duro quando è Dio che lo vuole” si legge in una delle opere più importanti del filosofo Kierkegaard che esamina i problemi etici legati al sacrificio biblico. Abramo, anche se pronto, non chiede. E’ Dio che lo fa, e poi lo ferma rifiutando la sua disponibilità. Qui “Dio” non chiede, anche se ugualmente la ferma e rifiuta la sua disponibilità.

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