la nota antonio colasanto

Francesco in Georgia e Azerbaigian

06.10.2016 - 11:33

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"Nello scorso fine settimana ho compiuto il viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian. Rendo grazie al Signore che me lo ha concesso e rinnovo l'espressione della mia riconoscenza alle Autorità civili e religiose di questi due Paesi, in particolare al Patriarca di tutta la Georgia Ilia II - la sua testimonianza mi ha fatto tanto bene al cuore e all'anima - e allo sceicco dei musulmani del Caucaso. Un grazie fraterno ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e a tutti i fedeli che mi hanno fatto sentire il loro caloroso affetto”. Lo ha detto Papa Francesco, ieri, in piazza San Pietro, in apertura della udienza generale del mercoledì.
“Questo viaggio - ha aggiunto - è stato il proseguimento e il completamento di quello effettuato in Armenia, nel mese di giugno. In tal modo ho potuto - grazie a Dio - realizzare il progetto di visitare tutti e tre questi Paesi caucasici, per confermare la Chiesa Cattolica che vive in essi e per incoraggiare il cammino di quelle popolazioni verso la pace e la fraternità”.
Entrambi questi Paesi hanno radici storiche, culturali e religiose molto antiche, ma nello stesso tempo stanno vivendo una fase nuova: infatti, tutt'e due celebrano quest'anno il 25° della loro indipendenza, essendo stati per buona parte del secolo XX sotto il regime sovietico. E in questa fase essi incontrano parecchie difficoltà nei diversi ambiti della vita sociale. “La Chiesa Cattolica - ha detto Bergoglio - è chiamata ad essere presente, ad essere vicina, specialmente nel segno della carità e della promozione umana; ed essa cerca di farlo in comunione con le altre Chiese e Comunità cristiane e in dialogo con le altre comunità religiose, nella certezza che Dio è Padre di tutti e noi siamo fratelli e sorelle”.
In Georgia questa missione passa naturalmente attraverso la collaborazione con i fratelli ortodossi, che formano la grande maggioranza della popolazione. “Perciò - ha detto il Papa - è stato un segno molto importante il fatto che quando sono arrivato a Tbilisi ho trovato a ricevermi all'aeroporto, insieme con il Presidente della Repubblica, anche il venerato Patriarca Ilia II. L'incontro con lui quel pomeriggio è stato commovente, come pure lo è stata all'indomani la visita alla Cattedrale Patriarcale, dove si venera la reliquia della tunica di Cristo, simbolo dell'unità della Chiesa. Questa unità è corroborata dal sangue di tanti martiri delle diverse confessioni cristiane. Tra le comunità più provate c'è quella Assiro-Caldea, con la quale ho vissuto a Tbilisi un intenso momento di preghiera per la pace in Siria, in Iraq e in tutto il Medio Oriente”.
“La messa con i fedeli cattolici della Georgia - latini, armeni e assiro-caldei - ha continuato il pontefice è stata celebrata nella memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni: lei ci ricorda che la vera missione non è mai proselitismo, ma attrazione a Cristo a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell'adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli”.

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