la nota antonio colasanto

L’amore è più forte della morte che ha tanti “complici”

18.06.2015 - 14:51

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Nel percorso di catechesi sulla famiglia, ieri Papa Francesco ha citato l’episodio narrato dall’evangelista Luca che mostra la compassione di Gesù per chi soffre, in questo caso una vedova che ha perso l’unico figlio. Riferendosi ai genitori che sopravvivono “innaturalmente” ai propri figli il Papa ha raccontato che “tante volte mi mostrano foto di un figlio, di una figlia e mi dicono: ‘Se ne è andato, se ne è andata’. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. A quella domanda: ‘Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?’ rispondo ‘Ma è in cielo’. E loro ribattono: ‘Ma perché non lo vedo?’. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dell’abbandono che si apre è tanto più angosciante per il fatto che non ha neppure l’esperienza sufficiente per dare un nome a quello che è accaduto. ‘Quando torna il papà? Quando torna la mamma?’. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia. In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente, io li capisco - ha detto il Papa - si arrabbia con Dio, bestemmia: ‘Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?’. Ma la morte fisica ha dei ‘complici’ che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze ausiliarie della morte che accompagnano la storia dell’uomo. Pensiamo all’assurda normalità con la quale, in certi momenti e in certi luoghi, gli eventi che aggiungono orrore alla morte sono provocati dall’odio e dall’indifferenza di altri esseri umani” Ed è a questo punto che il Papa ha dato la risposta: “In questa fede - ha detto - possiamo consolarci l’un l’altro, sapendo che il Signore ha vinto la morte una volta per tutte. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte… Se ci lasciamo sostenere da questa fede, l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza”. Da qui la ripresa del Vangelo di Luca: Gesù lo restituì a sua madre. “E questa - spiega Francesco - la nostra speranza. Tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirà. Questa speranza non delude. Questa fede ci protegge dalla visione nichilista della morte, come pure dalle false consolazioni del mondo, così che la verità cristiana non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere”.

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