la nota antonio colasanto

La famiglia è sempre stata l’ospedale più vicino

11.06.2015 - 13:07

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Solidarietà di fronte alla malattia. Una vicinanza che deve sussistere principalmente all’interno della famiglia, partendo proprio dall’educazione da impartire fin da bambini, perché proprio in questo modo i valori di assistenza al prossimo possano avere la valenza che meritano. Su questo aspetto si è incentrata ieri mattina, in Piazza San Pietro, di fronte a miglia di fedeli, la catechesi di Papa Francesco toccando un aspetto di estrema attualità della nostra società e delle nostre famiglie. “E’ un’esperienza della nostra fragilità - ha detto il Papa - che viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini, e poi soprattutto da anziani, quando arrivano gli acciacchi. Nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un di più di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo di più”. E il Papa tocca un aspetto di estrema profondità: “La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’ospedale più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne che garantiscono le cure e aiutano a guarire. Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli… E’ davvero commovente - ha ricordato il Papa - la scena evangelica dal Vangelo di Marco. Dice cosi: ‘Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati’ . Se penso alle grandi città contemporanee - prosegue il Papa - mi chiedo dove sono le porte davanti a cui portare i malati sperando che vengano guariti! Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un'altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato. I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l'amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto! Gesù manda i discepoli a compiere la sua stessa opera e dona loro il potere di guarire, ossia di avvicinarsi ai malati e di prendersene cura fino in fondo. Dobbiamo tener bene a mente quel che disse ai discepoli nell'episodio del cieco nato. I discepoli - con il cieco lì davanti - discutevano su chi avesse peccato, perché era nato cieco, lui o i suoi genitori, per provocare la sua cecità. Il Signore disse chiaramente: né lui, né i suoi genitori; è così perché si manifestino in lui le opere di Dio. E lo guarì. Ecco la gloria di Dio. Ecco il compito della Chiesa. Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito. La Chiesa invita alla preghiera continua per i propri cari colpiti dal male. La preghiera per i malati non deve mai mancare. Anzi dobbiamo pregare di più, sia personalmente sia in comunità… Di fronte alla malattia, anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un'educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana - ha sottolineato il Papa - inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano anestetizzati verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l'esperienza del limite. Quante volte noi vediamo arrivare a lavoro un uomo, una donna con una faccia stanca, con un atteggiamento stanco e quando gli si chiede ‘Che cosa succede?’, risponde: ‘Ho dormito soltanto due ore perché a casa facciamo il turno per essere vicino al bimbo, alla bimba, al malato, al nonno, alla nonna’. E la giornata continua con il lavoro. Queste cose sono eroiche, sono l’eroicità delle famiglie. Quelle eroicità nascoste che si fanno con tenerezza e con coraggio quando in casa c'è qualcuno ammalato. La debolezza e la sofferenza dei nostri affetti più cari e più sacri, possono essere, per i nostri figli e i nostri nipoti, una scuola di vita - è importante educare i figli, i nipoti a capire questa vicinanza nella malattia in famiglia - e lo diventano quando i momenti della malattia sono accompagnati dalla preghiera e dalla vicinanza affettuosa e premurosa dei familiari. La comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore - ha così concluso Papa Francesco - per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia.

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