asterisco

Posto 546 per due

21.03.2017

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In un’aula dell'Europarlamento alquanto vuota, il posto n. 546 lo occupavano in due.
L'eurodeputata svedese Jytte Guteland, appartenente al gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici è intervenuta nel dibattito parlamentare con il figlio in braccio, o meglio nel marsupio.
Ma essendo ben sveglio e posizionato sul lato anteriore con le manine ben libere, il biondissimo pargolo ha pensato bene di farsi attrarre dal microfono che stava usando la sua mamma per esporre la propria posizione su un argomento che più appropriato non poteva essere.
La Guteland è impegnata al Parlamento di Strasburgo, in una battaglia sui congedi parentali, che la vede accesa sostenitrice della teoria secondo la quale laddove non sia possibile usufruirne, è normale portare i figli sul posto di lavoro.
Ai membri del Parlamento europeo è consentito chiedere sei mesi di congedo per maternità o paternità ma non di essere sostituiti da un altro politico e, quando ci sono le votazioni, non possono partecipare altro che personalmente.
Prima di lei lo aveva fatto la nostra connazionale Licia Ronzulli che ha cominciato a portare la sua bimba in aula quando aveva una manciata di giorni, come gesto simbolico per rivendicare maggiori tutele e diritti per le donne interessate a conciliare professione e famiglia, causando un mare di discussioni e polemiche.
D'altronde è un problema comune a tutte le mamme che lavorano, indipendentemente dalla professione svolta.
L'ha fatto fino a quando la piccola Vittoria ha compiuto cinque anni ed era, ormai, diventata un'habituée, tanto che nelle foto veniva ritratta assieme alla mamma con la mano alzata al momento della votazione, mentre all'inizio era solo un fagottino perso nel grande marsupio bianco che le cingeva le spalle.
Quel che sorprende nel video che riprende il paffutello svedesino accanirsi nella conquista del microfono usato dalla mamma - che però non gli riesce essendo lei molto più veloce ad impedirgli di afferrarlo - sono il serafico silenzio con il quale si dedica a tale attività e la capacità della mamma di attendere contemporaneamente, e bene, ad entrambe le attività, di difesa dell'amplificatore dalle grinfie del piccoletto e dell'esposizione della propria tesi che, nonostante l'incomprensione dell'idioma, trasmette, altrettanto seraficamente, la padronanza della funzione.
Come anche andando indietro nel tempo, alle foto che ritraevano la piccola Vittoria nei suoi primi cinque anni al Parlamento europeo, si rivedono le medesime scene di armonico coordinamento.
All'Europarlamento, d'altronde, le deputate possono serenamente partecipare a dibattiti e votazioni, con i neonati al seguito.
E ci viene da dire che nella fucina delle leggi è normale che si manifesti anche con i fatti quel che si propugna con le parole.
Non solo.
A Parigi, tanto all'Eliseo che all'Assemblea Nazionale, c'è un nido.
In Spagna, le parlamentari possono votare per via telematica.
In Svezia, inutile dirlo, ci sono servizi per i bambini e l'allattamento.
In Italia, invece, le donne sono costrette a dover scegliere tra i figli e la politica per mancanza totale di servizi, perdendo, così, anche la possibilità di far coincidere le tesi con i fatti.
Il regolamento del nostro Parlamento sembra non preveda neppure la voce "maternità" e le deputate in tali momenti sono considerate "in missione", percependo ugualmente l'indennità.
Un "leggero" scollamento dal resto del mondo e da quello europeo al quale, comunque, apparteniamo.

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Commenti all'articolo

  • AndreaPierotti

    24 Marzo 2017 - 06:06

    UN leggero scollamento dal resto del mondo? Non so se sia più scollata dal resto del mondo l'europarlamentare o l'articolista, A meno che per entrambe il mondo sia solo quel miliardo di persone su sette che essendo ricco si può permettere di non lavorare.

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