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Martedì 24 Gennaio 2017 | 10:03

Latte materno come pizza e birra

asterisco

Qualunque mamma conosce i vantaggi dell’allattamento al seno. La salute del neonato, certo, ma non l’unico. Lo sa bene chi non può allontanarsi da casa senza la borsa che diventa una specie di protuberanza con latte, poppatoio e scaldabiberon. Non così per quelle che hanno il latte alle quali basta solo un posto a sedere e aprire la camicia.

Questa scena, comunque, oltre alla comodità per la mamma, è una piacevolissima visione, nonostante le molte resistenze di simulati esteti che si ergono a paladini del buon gusto, dal momento che emana una sensazione di dolcezza infinita.
Lo sapevano bene i numerosissimi pittori - da Leonardo a Pisani, passando per Correggio - che negli anni ci hanno lasciato la loro Madonna del Latte quale figura intima e materna della madre di colui che ha la duplice natura umana e divina.
Non dello stesso parere gli organizzatori di una mostra a Bologna che hanno impedito ad una mamma questo gesto, con una motivazione che ha del paradossale.
Il divieto di introdurre cibi e bevande all'interno dei locali nei quali era allestita l'esposizione del locale pittore Wolfango, ha indotto il custode ad allontanare la signora che intendeva allattare il piccolo in quella sala perché più calda rispetto a quella dove si teneva il meeting cui stava partecipando.
Non è l'unico episodio del genere, ma stupisce un po' di più, per la singolare concentrazione di elementi che lo caratterizzano.
La mamma era relatrice al convegno; l'argomento trattato era la violenza di genere; la città era Bologna "la dotta", appellativo che pur derivandole dalla vetustà della sua Università, presso cui la donna è, peraltro, ricercatrice, è sinonimo per tutti di fucina del sapere e di vivacità intellettuale e sociale.
Dabbenaggine del custode che ha voluto rigidamente eseguire gli ordini o retaggio culturale sempre pronto ad irrompere?
È difficile saperlo anche in presenza dell'immediato dietrofront dell'Amministrazione comunale che, dopo i numerosissimi post di solidarietà registrati dall'evento, si è premurata di diffondere il comunicato "Tutte le mamme che allattano sono le ben venute a Palazzo d'Accursio".
Eppure il pittore, le cui opere erano esposte nella sala interdetta all'allattamento, è un artista che raffigura la quotidianità, sia pure attraverso i suoi oggetti - dal carciofo, all'aglio, alla cassetta dei rifiuti, passando per il condom - non avrebbe, di certo, avuto da ridire su questo gesto ritenuto disdicevole al pari di un pezzo di pizza capace di imbrattare le tele. Comunque, ci narra la storia che l'immagine della Madonna del Latte decadde a seguito del Concilio di Trento ove, con decreto, fu definita la posizione della Chiesa rispetto alle iconografie devozionali, ritenute di natura sensuale dalla morale dell'epoca, che demandò ai vescovi la valutazione in merito.
Nella diocesi di Milano il cardinale Borromeo trovando disdicevoli immagini del genere, piuttosto diffuse in Brianza, in molti casi le fece ricoprire con ritocchi mutando la denominazione di alcune Chiese ad essa intitolate.
La venerazione popolare, però, collegata a culto e desiderio di maternità, continuò imperitura nei fedeli.
Eravamo nel 1543, ed ora nei post ricevuti dalla giovane mamma interdetta si è invocato, nuovamente un decreto che tuteli il diritto di allattare in pubblico il proprio bambino. Papa Francesco, invece, domenica scorsa ha bypassato qualunque provvedimento ed ha, addirittura, esortato le mamme ad allattare nella Cappella Sistina durante il battesimo!

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