Le urne parlano e i voti si pesano

Anna Mossuto

22.06.2017 - 11:53

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Sette comuni al voto, uno al ballottaggio. L’affluenza è calata nonostante le elezioni riguardassero il rinnovo di sindaci e consiglieri comunali, un 67 per cento dei quasi 42mila umbri interessati, cinque punti percentuali in meno rispetto al test precedente di cinque anni fa. È questo il dato da cui partire anche se per onestà va detto che da noi il trend è stato migliore di sette punti rispetto a quello nazionale. Ma la disaffezione dei cittadini verso questa politica è ormai cosa risaputa e se non ci sarà un’inversione di tendenza i numeri saranno sempre peggiori. Una bella riflessione sul tema dell’astensionismo sarebbe gradita e soprattutto utile per capire in che direzione si va, le ragioni di così tanta distanza della società reale con i rappresentanti nelle istituzioni.
Ma come sono andate queste amministrative tenendo in mente il valore dei consensi più che le percentuali perché a urne chiuse i voti prima si leggono ma poi si devono pesare? Allora, il Pd e il centrosinistra più o meno reggono ma nei tre centri più importanti della regione la notte dell’11 giugno portano a casa una vittoria (Narni dove l’uscente De Rebotti si aggiudica la riconferma se pure per poco), una sconfitta (Deruta dove nonostante la frammentazione del centrodestra in tre liste la candidata Zinci è rimasta al palo) e un pareggio, a Todi.

Qui si andrà al ballottaggio tra il sindaco Carlo Rossini e Antonino Ruggiano di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Una partita aperta, apertissima che ripropone la sfida di cinque anni fa, ma a ruoli esattamente invertiti, con l’allora uscente Ruggiano che uscì perdente contro Rossini. I supplementari nella città di Jacopone erano indicati dalla matematica dal momento che ben sei erano i candidati a sindaco, ergo solo un miracolo avrebbe potuto decretare il vincitore al primo turno.
Che succederà tra una settimana? Solo la palla di cristallo ci può dire oggi chi vincerà, di certo conteranno e non poco i voti di Floriano Pizzichini con il suo tesoretto di oltre il 15 per cento che diventa l’ago della bilancia.
Ma al di là delle previsioni altri due gli elementi su cui soffermarsi. Il primo attiene al centrodestra che è riuscito per l’ennesima volta a farsi del male correndo diviso perché sempre più assillato dai personalismi e dalla mancanza di una strategia politica. Eppure tranne casi eccezionali si vota ogni cinque anni e l’intelligenza dei vertici di un partito dovrebbe obbligare a costruire candidature anziché inventarsi soluzioni estemporanee nelle ultime settimane prima della consultazione. Il secondo riguarda il Movimento 5Stelle che a prescindere dalla performance a livello nazionale nella nostra regione e precisamente nei due municipi più grossi si è imposto con un 10 per cento a Narni e un 7 a Todi. Due risultati di tutto rispetto per chi ha un radicamento recente sui territori e raccoglie un gruzzoletto di voti di tutto rispetto, costringendo i due poli a fare i conti con una terza forza per nulla avvezza a inciuci e giochetti sotto banco.
Questo il quadro che ci ha consegnato il voto amministrativo di una settimana fa: coalizioni non in salute, partiti che stanno cambiando pelle in negativo, partecipazione dei cittadini in calo. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma le classi dirigenti cosa pensano di fare? Di continuare così? Forse sì perché tanto l'importante è assicurarsi un posticino da qualche parte, vivacchiare oggi alla meno peggio, perché del domani non c’è certezza. Ma per nessuno, però. anna.mossuto@gruppocorriere.it
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