giovenale, anton carlo ponti

GIOVENALE

Grandi navi, politica piccina

15.11.2017 - 11:47

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Allibisco. Basisco. Giovenale mio solido sodale addirittura ha i brividi come travolto da un'improvvida improvvisa doccia scozzese. Oh Graziano del Rio, ministro delle Infrastrutture nel Governo Gentiloni, ex stimato se non amato sindaco di Reggio Emilia, medico, padre di nove figli, ohinoi macchéttuffài! Ti glori davanti alla Nazione di aver conseguito una smagliante vittoria. Quale? Fra quattro anni le grandi navi da crociera, ma non tutte, solo quelle superiori a 55.000 tonnellate di stazza, non potranno più navigare accanto a piazza San Marco e alla Giudecca, invadenti, pericolose, arroganti, barconi di lusso sui quali i croceristi sfidano come moderni cristoforocolombi le onde del mare per guardare davvicino la più eroica e stravagante e ardita città della terra, nata sopra palafitte di legno infilate nelle paludi. Una vittoria di Pirro, altro che trionfo politico. Per l'ambiente e per l'estetica le grandi navi nel bacino lagunare sono, per usare una vecchia azzeccata metafora, come maldestri elefanti in una bottega di cristalleria. Ma c'è il ma dell'economia. Come al solito. Posti di lavoro, royalties, indotto, bla bla bla. Subito i lamenti populisti. Per il Comune e altri soggetti si tratta di perdite milionarie, lucro cessante e danno emergente. Ma a chi interessa il danno d'immagine, il vulnus alla bellezza e all'armonia? Si pensi che nel bacino, dove l'acqua alta periodicamente invade piazze e rii, sono transitate navi di oltre 96.000 tonnellate, bestioni galleggianti che visti dal basso appaiono come Moby Dick fra i merletti e le trine di un paesaggio architettonico e marino e portuale di ineguagliabile commovente bellezza. Ma che cosa non si farebbe, quale nefandezza non si tramerebbe per accudire i capricci kitsch di torme di vacanzieri affamati di ebrezze a prezzi popolari prendi-tre-paghi-due. Paradigma del trionfo tronfio della mercificazione e del consumismo compulsivo. Perché violare l'inviolabile? E poi inveiamo contri i fanatici che ciecamente, stoltamente, in nome di un Dio che proprio non lo richiede, distruggono capolavori a mazzate? Leggi che le grandi navi prenderanno il largo. Ma verso Marghera. ma fra 4anni4. Business is business. C'est l' argent qui fait la guerre. Money is money. Soldi soldi soldi sculettando cantava Sophia Loren nel film Boccaccio '70.

Vabbè, amarcord, romagnolo, amarognolo, tinto di nostalgia canaglia, un affresco di memorie nostrane, casarecce, ma portate al diapason, al parossismo dell'arte suprema grazie alla grazia di un regista in stato di grazia. E quanto sono stonate al contrario vivaddio le grandi navi turistico-goderecce popolate di animi distratti e indifferenti e pingui. Ci vorrebbero un Doge, e i Dieci, e i Piombi da cui fuggì quel simpatico tipaccio che fu Giacomo Casanova. Per difendere Venezia. Altrimenti ci si dovrà inchinare alla prepotenza. Innalzare sul ponte di Rialto il segno della resa. Incondizionata. Venezia mia! Sul ponte sventola bandiera bianca. Come a San Siro. Addio ai Mondiali in Russia. Ringraziamo Iguain-Icardi-Dybala. Viva la maglietta nera di Salò del calciatore analfabeta e cialtrone a Marzabotto. Viva CasaPound che rubò impunemente il cognome a un grande poeta. Viva Roberto Spada da Ostia, eroe dei nostri tempi. Oh yes!

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