giovenale, anton carlo ponti

Dalla Bellucci a Schopenhauer

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Recita l’adagio: chi si loda si sbrodola. Stavolta voglio sporcarmi il bavagliolo. Sì, mi vanto d’avere in molti Giovenale consigliato Monica Bellucci, umbra docg, come testimonial dell’Umbria. Scrivevo il 9 dicembre 2015, nel pezzo intitolato “Turismo nuovo, pubblicità vecchia”, in attacco a alcune pagine di promozione turistica, in uscita su settimanali, per niente invitanti, alla McCurry, dove erano inseriti quadratini fotografici con l’albero di Natale di Monte Ingino, il Teatro romano di Gubbio, una tavola imbandita con i soliti tartufi&co. Un messaggio piatto e ammuffito che t’indirizza subito come opzione che so al Mar Morto. Concludevo il pezzo con un perentorio: “Ma sbattete in pagina Monica Bellucci!”. Sorpresa! L’assessore regionale al turismo, Fabio Paparelli, leggo sui giornali, annuncia che per risollevare l’immagine dell’Umbria lacerata dal terremoto - per la gente disattenta una parte per il tutto, il che in linguistica si chiama sinèddoche - sta allenando un team che ha scelto la nostra conterranea bellissima, famosissima e amatissima nel mondo. Alla buon’ora! Altro che false visioni fotografiche di un’Umbria da cartolina patinata e da guardare sotto i piè. Grazie professor Paparelli, ternano, umbro prima di tutto. Se vorrà potrà anche ringraziare questo giornale, ma dubito che lo farà, è difficile rimettere i debiti di cui parla il Paternoster. Naturalmente celio, sono davvero felice per la nostra terra martoriata se potrà tirarsi un po’ su di morale e di presenze turistiche. Confesso che l’idea, nata nel 2009, mi venne guardando in tv Dustin Hoffman recitare in un italiano approssimativo ma suggestivo l’Infinito di Giacomo Leopardi a chiamar turisti nelle Marche. Slogan? Marche, le scoprirai all’infinito. Bello. Invece il messaggio nella paginetta umbra citata diceva: Umbria. Lasciati sorprendere. Chi dovrebbe sorprendersi? Il turista o la regione? O meglio la Regione? La butto là e forse anzi è una cavolata. Monica Bellucci che dice un paio di versi del Cantico delle Creature, parole ecumeniche all’origine della nostra italica letteratura. Ma poiché Giovenale è onesto, o per dir meglio si sforza d’esserlo, mi pare che il primo a dir di Monica, quale ambasciatrice di bellezza e di grazia per l’Umbria, sia stato Carlo Fuscagni, alto dirigente Rai nato a Citta di Castello nel 1933 (Monica è nata nel 1964 e ha girato 40 film). Insomma, sono certo che sarà un’impresa memorabile, se scelgono sceneggiatore, scenografo e regista all’altezza. E senza fare gli spilorci. In queste cose occorre saper spendere. Fare pubblicità è cosa seria, anche se il grande Jacques Séguéla ironizzò così sul proprio mestiere: Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario, lei mi crede pianista in un bordello. Anche il sarcasmo è utile, in giro c’è tanta troppa pubblicità ingannevole, si magnificano prodotti che non sono che palliativi o acqua fresca, placebo, ma anche il sogno ha i suoi diritti che la ragione non conosce. Addirittura un imprenditore geniale come Oscar Farinetti, il creatore di Eataly, sostiene Vodafone. Come se Brunello Cucinelli, altro umbro di vasto successo, spendesse il proprio carisma non per il sociale (sanità, cultura - e non è male come idea) ma per il mercato altrui, in una sinergia perversa, o comunque non virtuosa, in un intreccio di capitalismo puro e duro. Trumpiano. Com’è complicata la vita. Non ti puoi distrarre un momento e subito scatta l’emergenza. Etica soprattutto. E le relazioni umane e i rapporti politici cominciano a picchiare in testa, l’orizzonte s’oscura, ed è sempre più arduo passare per la porta stretta della virtù. (Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti sono quelli che vi entrano. Stretta è la porta e angusta la via che mena alla vita e pochi son quelli che la trovano. Così Matteo, 7: 13-14). Queste a altre riflessioni nell’omelia del mio assai giovane parroco don Luca, perché se le prediche domenicali son dense di pensiero, e di monito fraterno, chi va a messa, pur di tanto in tanto come Giovenale - rimasto un po’ pagano - n’esce arricchito. E nei suoi baratri di conoscenze può apprendere cose nuove e ospitali. Come il dilemma del porcospino di Arthur Schopenhauer - sommo filosofo ma irsuto individuo -, raccontino che segnalo ai lettori: “Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini per proteggersi col calore dei corpi, ma subito sentirono le spine ferirli, si staccarono e così fecero a lungo, sballottati tra due mali, il freddo e il dolore degli aculei, finché trovarono la giusta distanza e si scaldarono senza farsi del male”. Ecco, così tra le persone. Occorre una via di mezzo, è la troppa contiguità a creare disagi e conflitti. La società non è che uno sconfinasto condominio (dove però troppi non posseggono nulla, manco l’aria che respirano). Certo che partire da Monica e giungere a Arthur lo può solo Giovenale, un acrobata. Lo si perdoni.

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