GiannaNanniniTaxShow

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09.04.2014 - 11:34

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Cara Gianna, ti scrivo questa lettera perché “ti voglio tanto bene”, e mi “sei nell’anima”,come cantautrice, come donna controcorrente e ribelle. Capace di sfidare convenzioni, codici millenari. Ricordo il tuo pancione inseminato nell'anonimato maschile, e pensai; caspita! Ora che mi hai deluso nel profondo, potrò pensarti come esempio di vita, sia pure una vita diversa dalle altre vite? Hai 59 anni - perdonami l'affettuoso tu - e pure tu cadi nella rete di chi aggira il fisco per evitare la leale sacrosanta devoluzione di una quota del reddito percepito. Lo sancisce perbacco! la Costituzione Repubblicana, mica twitter di Beppe Grillo o di Matteo Salvinio di Renato Brunetta. Il tuo comportamento, ove venga appurato senza dubbi - ma si sa come in Italia l’accertamento sia una sorta di fatale incuria e di maligna impossibilità al recupero concreto -, non è un modello per i giovani che vengono ai tuoi concerti pagando 50 euro d'ingresso, quando vedono che i loro sudati soldi da precari o dati con un bacio dalla nonna, se ne vanno nei labirinti e paradisi fiscali. Lo sai, cara Gianna dalla voce ambiguamente sexy e dai testi che sfiorano non di rado la poesia, quanto sarebbero utili quei quattro milioni evasi? Vogliamo fare qualche conto, alla buona? Prendiamo un Comune di 6.000 abitanti, che deve tagliare l'assistenza agli anziani e ai disabili. Proprio ier mattina mi telefonò Giuseppe Capitanucci, poeta e scultore d' Assisi, lamentando disperato che l'aiuto domestico gli è passato da due a un sol giorno a settimana. Tornando alla spesa, con un milione si potrebbero mantenere 3 sezioni di scuola materna con 9 insegnanti, due cuoche e 4 bidelle, e un nido con 6 insegnanti, due cuoche e 3 bidelle, comprese tutte le spese di riscaldamento, detersivi, luce, carta igienica, pastelli, pennarelli, carta da disegno, cartone, colla e nastro adesivo. Dunque questo Comune senza nome vivrebbe, in termini di sostegno del tutto gratuito alle madri e alle famiglie, e ai bambini, italiani pochi e immigrati molti, 4 anni di illimitata felicità. Purtroppo chi guadagna molto, forse troppo, vive in un altro mondo, in una realtà deformata, dove non sai più dove comincia il male e finisce il bene, anche per chi scrive che 'ogni giorno comincia | dove i baci finiscono'; ma non si può barare con se stessi, allora vuol dire che è tutto falso, allora, come dice il mio nipotino di 4 anni quando giochiamo, “facciamo finta” - e non è bello ingannarsi la vita. Cara Gianna, “vado punto e a capo”, perché potresti essere innocente, e la Costituzione italiana riconosce, unpo'’ esagerando, 3 gradi di giudizio. Però dove c’è fumo talvolta c'è arrosto, cioè, detto in parole povere, dove c'è il fumus sceleris non sempre c'è il fumus percutionis, che è dopo il calcio lo sport nazionale, dove si contestano perfino le sentenze passate in giudicato (beninteso quando riguardano te o la tua parte politica). Però, cara Gianna, ti capisco, i figli, si sa, sono piezzi 'e core, dunque vengono loro, dopo tutto il resto, un po' come il Partito che prevaleva su tutto, tanto da autorizzare l'onnipotente segretario bulgaro Todor Zhivkov a ordinare: "Berlinguer deve morire". (Vedi il bel libro omonimo di Giovanni Fasanella e Corrado Incerti). E tu, cara Gianna, hai una figlia, che si chiama Penelope. Totò avrebbe detto: “questo nome non mi è nuovo”, quindi pensando e ripensando m'è tornato in mente Omero e il suo poema immortale e capitale (con Don Chisciotte, Divina Commedia, Amleto, Guerra e Pace, Moby Dick, Bibbia, Faust). Ma in quelle pagine Penelope non dava confidenza ai Proci, anzi tesseva e ritesseva la tela della fedeltà e della speranza, faceva trucchi sì ma dettati dall'amore e non dall'avidità. Cara Gianna, devolvi un po' di ricchezza, meritatissima, ai poveri, ascolta la parola di Papa Francesco. Dici che ti stanno martirizzando, ma tu sei Gianna Nannini, per di più di Siena come Santa Caterina, non sei Maria Rossi casalinga di Voghera. Tua figlia da grande ti ringrazierà. Altrimenti, lo ricordo sommessamente a tutti gli evasori d'Italia, come dice una tua canzone:“siamo proprio tutti nella merda”. 

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