Il franchising dei tiratori

Il franchising dei tiratori

19.03.2014 - 15:24

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Non moriranno mai. Sono una malerba che infesta la vigna e impedisce ai grappoli di nutricarsi.Sono i cacciatori dell'intrigo e del golpe, coloro che coi panni del magnifico inganno - del duca Valentino Borgia che fece strangolare a Senigallia i congiurati di Magione (Vitellozzo Vitelli, Paolo e Francecso Orsini, Oliverotto da Fermo) descritto da Niccolò Machiavelli - si travestono. Coloro che, a differenza della dissimulazione onesta predicata da Torquato Accetto (1641) - cioè la prudenza come arma per difendersi dall'oppressione dei potenti - fanno quotidiano pasto nell' impostura. La dissimulazione pro bono si fa volgare menzogna. Ma questa masnada di bugiardi infingardi non osano farlo apertamente; nel secreto dell'urna, all'ombra del voto non palese, tradiscono la parola data, la fede nella lealtà, l'impegno di difendere lo Stato che li difende e i cittadini elettori che li hanno eletti per essere legislatori, dunque al livello più alto della politica. Che non si vergognino guardandosi allo specchio è un corollario che non li turba.Maurizio Crozza (senatore Razzi), Antonio Albanese (Cetto La Qualunque), Paolo Sorrentino ("Il Divo", "La grande bellezza") ridicolizzano meravigliosamente questi campioni del doppio gioco, e noi ridiamo perché la parodia e la satira sono il sale della democrazia; solo i tiranni, tetri, non sanno ridere, o quando ridono lo fanno agli inchini dei cortigiani o alle smorfie dei giullari. Ma dopo, da cittadini sufficientemente probi, c'è da incazzarsi. Se la mia memoria va alla banda dei 101 che impallinarono Romano Prodi, il sangue mi ribolle. La storia non può prendere una piega sull'inganno e la frode. Non può aver come fondamento la mistificazione e il sotterfugio. È come tifare ingenuamente in una partita di calcio truccata, con il portiere che fa la papera per far perdere la propria maglia. Che schifo! Non è un caso che il perugino Cesare Ripa, nella sua mirabile, fondamentale "Iconologia" (1603) rappresenti l'Inganno come "homo vestito d'una pelle di capra che a pena gli si veda il viso, & dal mezzo in giù due gambe in due code di serpente, nella mano destra tenga molti hami & nella sinistra un mazzo di fiori, dal quale esca una serpe". La Verità invece "è una bellissima donna che tiene nella destra mano alta il Sole, il quale rimira, & con l'alta un libro aperto, e un ramo di palma, e sotto al destro piede il globo del modo". Come si legge nel gran libro di Ripa, pieno di xilografie che raffigurano la personificazione di concetti astratti (pace, guerra, invidia…), quindi "virtù, vitij, affetti et passioni humane", si concentra l'universo dei simboli e degli emblemi che gravitano intorno al tormentato vivere dell' uEmababniatàm. o visto la differenza, al posto delle gambe l'Inganno ha serpenti, la Verità è senza veli, "Nuda Veritas" intitolò nel 1899 Gustav Klimt un suo celebre quadro, e Tiepolo dipinse "La Verità svelata dal Tempo", opera scelta da Berlusconi come fondale delle conferenze del Governo, e i seni nudi della fanciulla vennero oscurati per motivi di censura e per evitare polemiche, vista la 'satiriasi' del presidente. "Peszo la topa del buso".La verità, continua Cesare Ripa, "è fiamma e parlare di verità significa illuminare e bruciare". La truffa, l'inganno, il tradimento, la frode, la falsità, il raggiro, il broglio sono ferite che l'uomo onesto non conosce, che gli sono remote, aliene,ma poiché come diceva il Segretario Fiorentino "per essere gli uomini tristi, sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio", i franchi tiratori non moriranno mai, e continueranno nei secoli a far danni e ignominie. Nel Parlamento italico, perfino sull'Italicum, legge elettorale frutto di 'incesto' politico, questi gentiluomini, questi galantuomini, han messo proditoriamente nell'urna il foglietto del tradimento, come tanti Giuda, apostolo fedifrago che baciò Gesù per trenta denari, ma s'impiccò tremante di rimorso. La leggenda racconta che s'appese all'albero che porta il suo nome, il Cercis Siliquastrum, in primavera dai fiori sgargianti. Questi non s'impiccano manco se li ammazzi. Come scherza Alessandro Bergonzoni, metterebbero avanti le lancette dell'orologio. Così, per ingannare il tempo…

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