Turismo, questo sconosciuto

Turismo, questo sconosciuto

20.02.2014 - 16:45

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Si fa presto a dire turismo. Come tutte le grandi categorie dello spirito, o del reale, a definirlo si fa dura. Ma c’è il vocabolario nella sua olimpicità: “Attività consistente nel fare gite, escursioni, viaggi per svago o a scopo istruttivo; complesso delle strutture e dei servizi connessi a tale attività". Prendi Bevagna. È una piccola realtà. Splendida. Come del resto tutti i centri storici della Valle Umbra. E dell'Umbria. Il suo turismo è abbastanza buono, anche se potrebbe esprimersi in forme e quantità più versatili. Se si pensa che fino a vent' anni fa le sue strutture ricettive (alberghi, ristoranti, trattorie, enoteche, agriturismo, pizzerie, e botteghe artigiane) erano pressoché assenti e oggi viaggiano tutte su due cifre, il passo avanti ha davvero del miracoloso. Ma ciò è avvenuto in molte cittadine umbre.Vuol dire che il turismo è, come suol dirsi, un "volano" di crescita socioeconomica, dunque d'occupazione e di reddito, e di risonanza culturale. Ed è pure, se è intelligente, istruttivo e formativo, perché, una volta si diceva, crea dialogo e avvicina le genti. Certo, non sempre la compagine dei servizi locali, specie quelli legati alla cultura (musei, biblioteche, archivi, guide turistiche "vive" o librarie, orari, aperture festive, teatri, spazi espositivi, eccetera) sono all'altezza del compito essenziale per uno sviluppo armonico del comparto, vuoi per miopia, o per difficoltà di bilancio o per mancanza di idee. Talvolta in talune comunità i tre elementi deleteri si intrecciano, e allora sopravviene la morta gora. D'altronde le amministrazioni non sempre, per ragioni di parte o di prosopopea, entrano in confronto con le spinte spontanee dei cittadini, temendo invasioni dicampo o sgambetti, come se in genere non fossero cristalline e disinteressate le idee che camminano sule gambe delle persone, quelle oneste e limpide. Ma la politica, o peggio la 'partitica', ha ormai ammorbato il viver civile. Non può dunque che essere accolta con soddisfazione la notizia che al turismo di casa nostra è stato conferito il premio internazionale "Trivago2013". Questo riconoscimento viene dall'omonimo motore di ricerca, specializzato nel registrare recensioni e segnalazioni sull'ospitalità ricettiva delle strutture nelle varie regioni, econtenute nei portali di 200 partner. Trivago è attivo in 40 paesi per 42 milioni di utenti, dunque raccoglie dei giudizi davvero congrui sulla qualità dell'ospitalità, questa volta umbra. Il premio è stato ricevuto dall'assessore regionale Fabrizio Bracco, il qual non ha fatto mancare rimbrotti alla politica nazionale del turismo, che lascia l'intero carico sulle spalle delle Regioni, con un ministero, aggiungo io, nullafacente e un Enit inerme, in un groviglio di competenze che danno solo instabilità e confusione, e intanto l'Italia regredisce, anche se nel 2011 era al quinto posto al mondo per numero di visitatori come meta del turismo straniero, e per 46 milionidi turisti arrivati, ma la Francia ne conta ogni anno 80 milioni, che sembra essere rispetto alle aspettative del visitatore e al patrimonio storico-artistico un po' squilibrata rispetto all'Italia. Ma in Italia, s'è detto non c'è una valida politica di promozione seduttiva, mancano leggi esplicite, competenze chiare, investimenti e pubblicità mirati e polposi, e poi ci sono i monumenti cadenti, i musei chiusi per mancanza di personale, sovente mal distribuito e pigro e ignorante, collegamenti ferroviari e aerei insufficienti o irrazionali, e poi ci sono i pericoli criminosi, e l'illegalità, e la furberia italica; ahimè la lista è lunga. Si apprende inoltre che è stato formato un consorzio, chiamato in schietto inglese "Umbria Lifestyle", che raggruppa cinque consorzi turistici, tutti tesi a valorizzare e rendere appetitosa una visita in Umbria, con un'offerta multitematica, in cui ciascuno può ritagliarsi il viaggio o la vacanza che lo appassiona (sport, musica, enogastronomia, escursionismo, itinerari del benessere, eccetera). Comunque in Umbria nel 2013 sono arrivati 2.200mila turisti per 5.800mila presenze. Ma occorre fare molto di più. Ciascuno nel proprio ruolo faccia di più. Siamo o non siamo, come diceva lo scrittore napoletano Giuseppe Marotta, alunni del sole? Speriamo che non ce lo vendano per un piatto di lenticchie. Che siano di Castelluccio di Norcia o di Colfiorito di Foligno, almeno. Il turismo umbro insomma si muove. Gli albergatori & company, eroici, sono ospitali e agguerriti. L'Umbria è bella, nonostante gli umbri. 

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