Se il Cavaliere...

7 agosto 2013

07.08.2013 - 12:46

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Non si gioisce per le sentenze di condanna. Una condanna è sempre triste. Anche se la si pensa in modo diametralmente opposto. Anzi, sono convinto che l'avversario leale sia l'ultimo che possa esser contento. Manon si può neppure, vivaddio, perché si è di parte, dichiarare coram populo, in tv, che il leader Berlusconi sia stato eliminato per via non democratica, "da cinque giudici non eletti dal popolo che hanno superato un concorso con un compitino".
E no! Qui si sta barando, smaccatamente. I cinque giudici non son certo, lo raffigura a oltranza il loro aspetto da senatores romani, quelli dei tempi di Cicerone, dei rivoluzionari o toghe rosse. Potranno poter avere sbagliato, non sia mai!, ma in buona fede. Il dato certo è che la sentenza definitiva, giusta fino a prova in contrario, è un vulnus che colpisce l'Italia innocente, quella dell'operaioa 1.100 euro al mese, l'insegnante a 1.300, il pensionato a 800. Magari quest'ultimo rovista tra i resti e gli scarti della frutta e della verdura al mercato.
Giusta anche la reazione dei fans di Silvio Berlusconi, ci mancherebbe, ma con moderazione, perché le sentenze, in un Paese che è di diritto nonostante, si rispettano. Dura lex sed lex, impartivano i nostri antenati della latinità, anche se aggiungevano, nella loro saggezza, summun jus summa iniuria. Ma in Italia vige perfino un terzo grado di giudizio, la Cassazione, che si cimenta nel Palazzaccio progettato dal perugino Guglielmo Calderini, senza laurea in architettura perché si usciva, quando andava bene, dall'Accademia di Belle Arti (questo non c'entra, ma Giovenale è il mago della citazione e del rinvio, mi si dice).
Tornando a Berlusconi, Giovenale si meraviglia di come un uomo a suo modo un genio, che si è costruito la fama e il patrimonio di vincente su tutta la linea (giornalistico- televisiva, edilizia, calcistica, finanziaria) si sia potuto cacciare nel cuore di un vespaio o nel nodo di vipere di inchieste giudiziarie sempre tese a rilevare, penalmente, e anche civilmente sotto forma di risarcimenti milionari, scorrettezze, manipolazioni, corruzione di giudici con mazzette, trucchi e capitali in paradisi fiscali, nottate sibaritiche, denunce morali e sanitarie della seconda moglie, divorzi, perfino una fidanzata più giovane di cinquanta anni "innamorata" di un barboncino bianco di nome Dudù.
Sembra che io stia facendo dell'ironia, ma non è così, sono veramente, tenacemente dispiaciuto per Silvio Berlusconi, mi sono illuso, allora, pur non votandolo, che un vincente, un tycoon illuminato potesse rivoltare l'Italia come un calzino, e invece niente. Pur disponendo di maggioranze parlamentari mai viste, nessuna riforma strutturale è stata compiuta, tutte missioni impossibili. A cominciare la tanto agognata riforma della giustizia, con processi lenti come mammut e farraginosi, con ministri che fingevano con lanciafiamme di bruciare le migliaia di norme invecchiate, e intanto la burocrazia impera nella sua stupenda stupidità.

Berlusconi, come tutti i Narcisi, come tutti quelli innamorati di se stessi, non si è circondato di tecnici, ma di cortigiani, non di assistenti ma di signorine avvenenti, e non ha mai, con la complicità bolsa della cosiddetta sinistra, risolto il conflitto d'interessi, la madre di tutte le sue sventure. Ecco perché il titolo di questo pezzo si apre con una vistosa congiunzione, secondo cui con i "se" non si fa la historia. Però, se non avesse proposto Cesare Previti a ministro della giustizia, se non si fosse servito di avvocati parlamentari incapaci, se non avesse insultato sistematicamente la magistratura tutta, quella buona e quella così così, se... se... sarebbe stato un premier, e non un condannato in via definitiva. Sono triste per l'Italia, e anche per lui medesimo.
Di una sentenza di condanna non si deve, non si può gioire. Però Berlusconi dovrebbe disfarsi di alcune persone che ha intorno e magari ascoltare Giuliano Urbani, Antonio Martino, Carlo Scognamiglio, perfino Giulio Tremonti. Fare il leader-ombra di un partito organizzato, onesto, fatto di persone si specchiata virtù. Dovrebbe seguirlo finanche la sinistra... Il giorno dopo: se non posso, non voglio, non devo gioire, sono triste per l'Italia. Ah! Se Berlusconi...

Anton Carlo Ponti

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